Testo con Headlline: Visioni gotiche nel romanzo di Antonio Fogazzaro "Malombra"
LETTERATURA,  Letture

Visioni gotiche nel romanzo di Antonio Fogazzaro “Malombra”

Scritto tra il 1876 e il 1880, “Malombra” ebbe all’epoca un grande successo. C’erano nel romanzo vari motivi, forse anche superficiali per soddisfare il gusto raffinato delle classi colte del tempo. Le visioni gotiche nel romanzo di Antonio Fogazzaro rispecchiano la nuova società post-positivistica. Lo Spiritualismo sorto in Francia a quei tempi, grazie agli studi ed esperimenti di Allan Kardec aprono le porte ad un nuovo genere di letteratura. Basata sul mistero, sul mistico, trascendentale e gotico.

La trama del libro ne risente tutto il rigore dell’allora nascente spiritismo e del concetto di reincarnazione. E da lì, purtroppo si passa ad un torbido interesse per la pazzia e l’erotismo.

Fogazzaro stesso sostiene di credere nel paranormale definendosi da sempre spiritualista ardente. E da fanciullo ebbe una forte inclinazione verso il misticismo e le cui tracce le troviamo tutte nelle sue opere.

È dalle sue proprie parole che proclama apertamente di non aver mai riso delle credenze spiritiche il cui studio lo persuase che non tutto è illusione e inganno. Ma che si analizzano davvero molti fatti apparentemente inesplicabili con le leggi naturali a noi note.

( Visioni gotiche nel romanzo di Antonio FogazzaroMalombra”)

SU UN LAGO LOMBARDO (TRAMA).

Marina di Malombra, protagonista del romanzo, orfana, vive in una villa su un lago lombardo, dove è ospite dello zio. Il padre di costui aveva segregato e fatto morire la moglie Cecilia, colpevole di essersi invaghita di un ufficiale, Renato.

Venuta in possesso di un autografo della nonna, Marina si convince di essere la stessa Cecilia e di avere l’obbligo di vendicare il figlio del suo aggressore. Per chiarire alcuni dubbi sulla Reincarnazione, sotto il nome di Cecilia, scrive a un certo Lorenzo il quale le risponde di credere alla Pluralità delle esistenze

Da qui si dipana l’affascinante e tenebrosa storia di Marina… In una villa su un lago lombardo.

(Visioni gotiche nel romanzo di Antonio FogazzaroMalombra”).

Estratto da un capitolo del romanzo.

LA POTENZA DELLO SPIRITO UMANO

La signora De Bella, che aveva fatto per curiosità qualche follia meno savia di questa, rispose tra scherzosa e corrucciata. Minacciò l’amica con la punta della sua morale di gomma e concluse accettando; con la riserva sottintesa di leggere le lettere prima di spedirle. Ell’era soprattutto una persona di coscienza.

La risposta dell’autore di Un sogno non si fece attendere lungamente. Egli vi sosteneva con maggior cuore che vigore logico le opinioni espresse nel suo romanzo intorno alla fatalità e alla potenza dello spirito umano che vuole. DIMOSTRAVA come negli avvenimenti a cui deve necessariamente concorrere la volontà dell’uomo con atti che toccano la sua coscienza morale. Questa volontà sia un elemento principale che ne determina la forma. Un’incognita variabile che introdotta nei calcoli fondati su leggi naturali fisse ne rende sempre il risultato. Negava poscia l’azione prestabilita e necessaria della volontà che assente al male.

Posto in sodo come basti alla dimostrazione della libertà della potenza dello Spirito umano che l’uomo possa sempre decidere per il bene, sosteneva che lo può. Diceva che può sempre attingere l’impulso umano al bene, dal fondo dell’anima sua stessa. Da un punto di misterioso contatto con Dio donde entra in lei una forza non calcolabile.

È un gran torto, soggiungeva, della psicologia moderna, di non aver sufficientemente osservato i fatti interiori che vengono in appoggio di tale contatto. Colà sta la grande guarentigia della libertà umana. ( Visioni gotiche nel romanzo di Antonio FogazzaroMalombra).

L’ORIGINE DELLE AZIONI UMANE.

Quest’azione divina che entra dunque innegabilmente nell’origine delle azioni umane, non si oppone ella per sua natura al male morale, non si oppone a priori che sia mai successo? Il mistico scrittore cercava poi di dimostrare che neppure alla prescienza divina potrebbe appoggiarsi una teoria fatalista. Perché prescienza e divinità sono due termini contraddittori, inconciliabili, come tempo e infinito, e nulla se ne può dedurre.

Tutti questi argomenti erano posti innanzi con una ingenua foga che poteva salvare l’autore di Un Sogno della traccia di pedante. Ma generava il sospetto che egli volesse convincere , oltre alla sua corrispondente, se stesso.

Spiriti maligni che si pigliano giuoco di noi, proseguiva, ve ne hanno certo, e possono anche illudere con le apparenze della fatalità. Tutto fa credere che, come noi esercitiamo un potere sopra gli esseri che ci sono inferiori. Così siamo soggetti, entro certi limiti, all’azione di altri esseri che ci superano in potenza. Siamo forse soliti attribuire al caso quello che è opera loro.

I sogni profetici, i presentimenti, le subitanee ispirazioni artistiche, le illuminazioni fugaci della nostra mente, i ciechi impulsi al bene e al male. Come pure certe inesplicabili allegrie e malinconie, certi movimenti involontari della nostra memoria, sono probabilmente opere di spiriti superiori. Parte buone, parte malvagi che potrebbero dirsi all’origine delle azioni umane.

Tali considerazioni, scriveva Lorenzo, cadono tutte se non si ammette Dio. Esprimeva quindi la speranza che Cecilia non fosse atea, nel qual caso, avrebbe, a malincuore troncato ogni corrispondenza con lei.

LA PLURALITA’ DELLE ESISTENZE TERRESTRI.

Veniva in seguito alla pluralità delle esistenze terrestri. Lorenzo credeva alla pluralità delle esistenze. Lo stato dello Spirito nel corpo umano è indubbiamente, diceva, uno stato di repressione, uno stato di pena. La quale non può riferirsi che a colpe commesse prima della incarnazione terrestre. I dolori degli innocenti e, in genere, la distribuzione ineguale del dolore e del piacere tra gli uomini, senza riguardo ai meriti e ai demeriti della vita presente. La sorte delle anime che escono pure dalla vita dopo un’ora della loro venuta ottenendo quel premio che ad altri costa lunghi anni di lotte durissime Non possono meglio spiegarsi che con l’attribuire alla nostra esistenza attuale un carattere di espiazione insieme a quello delle esistenze.

Ammesso il principio della pluralità delle esistenze, l’autore di Un Sogno diceva che la ragione umana non può andare avanti. E che il problema se le nostre vite anteriori siano state terrestri o siderali va lasciato alla fantasia.

LA LUNGHISSIMA LETTERA.

La lunghissima lettera, un volume, finiva col voto molto poeticamente espresso che la corrispondenza misteriosa avrebbe continuato. La signora,

De Bella venne presto a capo, con le sue dita industriose, della busta, ma non resse a tanta filosofia. E dalla prima pagina saltò alla chiusa: poi scrisse sulla sopraccarta: “Sono sicura che è perfettamente morale; è così pesante””.

Marina invece divorò lo scritto, sorrise appena alla ingenuità di quell’uomo che rispondeva con quel-la lunghissima lettera e con tanta foga ad un’incognita. Palpitò leggendo il nome di Cecilia a capo della lettera e nella chiusa. Naturalissimo che ci fosse; ma pure ne ebbe una impressione profonda.

Passato qualche tempo, riscrisse dissimulando affatto le sue vere impressioni. Non parlava più in questa seconda lettera di fatalità né di esistenze precedenti. Come per trarre scintille di spirito dal suo corrispondente, se ne aveva, lo veniva pungendo in mille modi. Scherzava sulla pedanteria della sua risposta, sulla sua pietà, sulla goffaggine del suo pseudonimo. Gli chiedeva con un tono di curiosità impertinente se vi fosse qualche cosa di vero nel suo racconto. Se avesse pubblicati altri lavori, perchè si tenesse celato. Corrado Silla ricevette la lettera un quindici giorni prima della sua partenza per il Palazzo. Noi sappiamo come rispose…

(Visioni gotiche nel romanzo di Antonio FogazzaroMalombra”).

PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA. IL CRISTIANESIMO. (Una partita a scacchi)

Le imposte erano socchiuse e le tendine calate. Silla si alzò per fare un po’ di luce. – “ No, vi prego; vengano loro, questa gente! Volete aver la compiacenza di suonare? Lì, presso alla porta, quel bottone, due volte. Il Cristianesimo! Oh, io non Vi propongo di scrivere contro il Cristianesimo. Voi mi dite che finalmente il principio di uguaglianza è stato portato nel mondo dal Cristianesimo. Cosa volete dire con questo? Che prima del Cristianesimo non vi fossero democrazie? Io intendo che il nostro libro consideri il principio di uguaglianza dov’è più mostruoso, ossia nel campo politico. E fra gli altri pregiudizi da fare in polvere vi sarà anche il pregiudizio che l’autore di questa brutale uguaglianza politica sia stato Cristo.

Del resto, sentite: uguali davanti a Dio sarà benissimo; quello è un punto di vista molto lontano, ma uguali tra di noi! Ci vuole una grande durezza, una grande miopia fisica ed intellettuale per sostenere che siamo uguali tra di noi. Se vi è qualche cosa che colpisce gli uomini è la loro disuguaglianza naturale nel corpo e nell’anima. Il mio cuoco è molto più simile ad Annibale e a Scipione l’Africano di un gorilla, ma non è loro uguale. E tutti i retori dell’89 e gli ambiziosi leccapopolo di poi non lo faranno diventare tale. Scacco al re”.

IL PRECETTO DELL’AMORE.

“Non si può. Ma, scusi, ci sono pure negli uomini i grandi caratteri fondamentali comuni che tutti conoscono. E tante altre uniformità più nascoste. Io credo che gli uomini si rassomiglino moralmente assai più di quel che pare. E queste uniformità non devono essere riconosciute dalle leggi, non giustificano il principio di uguaglianza e le sue applicazioni ragionevoli? C’erano democrazie anche prima del Cristianesimo, sì; tutti i principii del Cristianesimo c’erano, si può dire, anche prima. Ma esso ha loro fornito, volere o non volere, una base, uno stimolo e un ideale. Guardi l’immensa importanza attribuita a qualunque anima. Guardi il precetto dell’amore tra gli uomini; nulla uguaglia più potentemente dell’amore”!

(Visioni gotiche nel romanzo di Antonio FogazzaroMalombra“)

FUMO DI GIOVENTU’.

“Scusatemi, vi è ancor molto fumo di gioventù in questo che dite. Lasciamo stare che la democrazia moderna è fatta di cupidigia e di superbia, non di amore. Io vi dico che l’amore tende a mantenere l’ineguaglianza! Io vi dico che più un servo ama il suo padrone, più un soldato ama il suo generale, più una donna ama il suo uomo, più queste disuguaglianze sono rispettate. È la cupidigia e la superbia che tende a distruggerle”.

“ Ma lei suppone l’amore da una parte sola” esclamò Silla “dalla parte dell’inferiore”. Lo supponga un po’ anche dall’altra”.

“Sicuramente lo suppongo. Volete voi dirmi che Dio per amore si è fatto uomo? Io non entro in questo campo.  Dico che chi ama, se è intelligente, non si spoglia, non può, né deve spogliarsi della funzione sociale che gli spetta. Io dico che la vostra religione se aiuta a far rispettare

le disuguaglianze create dalla legge umana, molto più deve far rispettare le altre che portano l’impronta di una volontà superiore. Ha ben altro a fare il vostro amore del prossimo che impastare repubbliche democratiche, predicar l’eguaglianza fra i pedoni e gli altri pezzi. Perchè son tutti di legno e abitano un altro scacchiere. Mio caro, è mezz’ora che vi ho detto: “scacco al Re”…..

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