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ANTROPOLOGIA

Una cultura dell’Ecologia per salvare la Terra.

 

Come molte altre filosofie ecologiche, l’ecologia profonda si occupa della devastazione in atto ai danni della biosfera terrestre. E dei modi per rigenerare i sistemi viventi. E’ chiaro che abbiamo bisogno di una cultura dell’ecologia E PER SALVARE LA TERRA. Ma è ben altra cosa rispetto ad alcune forme “superficiali” di pensiero ecologico. Che consigliano di salvare l’ambiente solo perché serve all’umanità.

Dal punto di vista dell’ecologia profonda, le altre specie e gli altri ecosistemi hanno un valore intrinseco. Che non deriva dalla loro utilità o dal valore estetico per gli esseri umani. Al contrario, secondo l’ecologia profonda molte versioni dell’ambientalismo sono antropocentriche. Perché continuano a vedere il mondo come se gli uomini fossero la misura di tutti i valori, l’apice della gerarchia della creazione. Nelle parole dello psicologo Warwick Fox, “ Chi si occupa di questioni ambientali perpetua di solito, seppur inconsapevolmente, il pregiudizio arrogante. Secondo cui noi uomini occupiamo il centro del DRAMMA COSMICO e, insomma, il mondo è fatto per noi” (1990). ( leggi anche: Frequenze e vibrazioni della creazione infinita). 

LA DIVERSITA’ DELLA COMUNITA’ PLANETARIA

L’ecologia profonda, invece, contesta il concetto di “ambiente” separato dall’essere umano. l’umanità è considerata parte del mondo naturale, una parte della grande “rete della vita”. Ciò vale sia a livello fisico sia a livello spirituale o psichico. Nel momento in cui avveleniamo l’aria, l’acqua e il terreno, avveleniamo noi stessi. Nel momento in cui degradiamo la bellezza e la diversità della comunità planetaria, degradiamo anche la nostra umanità. Come scrive Wendell Berry, “ Il mondo che ci circonda, che è intorno a noi, è anche dentro di noi. Noi siamo fatti di quel mondo: lo mangiamo, lo beviamo, lo respiriamo, è sangue del nostro sangue, è carne della nostra carne”.

( Una cultura dell’Ecologia per salvare la Terra)

UNA RADICALE RIVOLUZIONE DELLA COSCIENZA.

L’ecologia profonda punta a superare l’approccio sintomatico di certe versioni dell’ambientalismo. Per scovare le radici profonde della crisi ecologica: “ L’ecologia profonda sa che soltanto con una radicale rivoluzione della coscienza si potranno veramente preservare i sistemi. Che alimentano la vita sul nostro pianeta”

Qual è dunque la natura di questa rivoluzione di coscienza? Secondo Arne Naess, che per primo avanzò l’idea dell’ecologia profonda nel 1973. I suoi due elementi caratterizzanti sono l’auto-realizzazione e l’uguaglianza biocentrica.

L’auto-realizzazione presuppone che gli uomini siano intimamente connessi con l’intera ecosfera. Gli esseri umani non sono al di là o al di sopra della rete della vita. Tutti gli organismi, compreso l’uomo, sono ‘nodi’ in una rete o campo biosferico di relazioni intrinseche”.

( Una cultura dell’Ecologia per salvare la Terra).

L’AUTO-REALIZZAZIONE CHE SCATURISCE DALL’EMPATIA.

L’auto-realizzazione scaturisce dall’empatia e dalla compassione che ci connette con tutte le creature viventi. Nelle parole di Naess: “ Con la maturità, gli esseri umani proveranno gioia quando anche le altre forme di vita la proveranno. E proveranno dolore quando le altre forme di vita lo proveranno”. Grazie a questa profonda interconnessione, siamo arricchiti dalla diversità e dalla molteplicità delle specie e degli ecosistemi terrestri:

l’auto-realizzazione che sperimentiamo identificandoci con l’Universo è intensificata dall’aumento delle modalità in cui si realizzano gli individui. Le società e anche le forme di vita e le specie. Maggiore è la diversità, tanto più grande sarà l’auto-realizzazione….Molti ecologisti profondi hanno avuto la sensazione. – Di solito, ma non sempre, quando si trovano a contatto con la Natura. Di essere legati a qualcosa più grande del loro Ego, più grande del loro nome, della loro famiglia, delle particolari individualità….

Senza questa identificazione non si viene coinvolti nell’ecologia profonda..”.

L’UGUAGLIANZA BIOCENTRICA.

L’uguaglianza biocentrica deriva da un’analoga visione del mondo. Ogni essere vivente e gli ecosistemi hanno il diritto intrinseco di esistere. E questo diritto non dipende dalla maggiore o minore utilità al genere umano. Naturalmente, un organismo può aver bisogno di eliminare un altro per sopravvivere. Ma nessun organismo ( nemmeno l’essere umano) ha il diritto di uccidere senza motivo. E nessun organismo ha il diritto di annientare un’intera specie. Gli uomini possono uccidere per soddisfare dei bisogni primari – e possono prendere dalla Terra il necessario per conservare la salute e la dignità. – Ma non hanno il diritto di distruggere la biodiversità per accumulare capitali e ricchezze. Né per produrre beni di lusso non necessari. Ciò significa che gli esseri umani devono abbandonare la sete di dominio, sulle altre specie come sugli altri uomini. ( leggi anche: Biodiversità compromesso fra uomo e natura per la conservazione).

(Una cultura dell’Ecologia per salvare la Terra)

LA CONSAPEVOLEZZA ECOLOGICA E L’ECOLOGIA PROFONDA.

La consapevolezza ecologica e l’ecologia profonda sono in netto contrasto con l’ideologia dominante delle società industrial-tecnocratiche. che considerano l’uomo isolato e fondamentalmente separato dal resto della Natura, superiore ad essa e designato ad esercitare il controllo. Questa immagine dell’uomo rispetto alla natura rientra in più ampi modelli culturali. Per migliaia di anni l’idea del dominio ha progressivamente ossessionato la cultura occidentale. Il dominio degli uomini sulla natura non umana, dell’uomo sulla donna, dei ricchi e dei potenti sui poveri. E dell’occidente sulle culture non occidentali. La consapevolezza dell’ecologia profonda ci mette in condizioni di smascherare queste illusioni pericolose ed errate.

Critica all’antropocentrismo.

Dal punto di vista dell’ecologia profonda, l’atteggiamento alla base della crisi ecologica è l’antropocentrismo. Ossia la convinzione che solo gli esseri umani abbiano un valore intrinseco. Il resto ha un valore relativo, importante solo nella misura in cui serve agli interessi umani. Qui si diparte la critica all’antropocentrismo.

l’antropocentrismo ci separa dal resto della comunità terrestre e ci fa ritenere al di sopra delle altre creature. Riduciamo la sfera della vita. – LA BIOSFERA – a un ambiente separato da noi.

Al centro della nostra anti-ecologica teoria e prassi economica vi è appunto l’antropocentrismo. È il linguaggio stesso – con espressioni come “materie prime”, “risorse naturali”, o anche “preoccupazione per l’ambiente” – a tradirci. Evidenziando la percezione secondo cui il mondo non umano sarebbe al servizio e a disposizione dell’umanità.

La maggior parte di noi non ha mai messo veramente in discussione questa logica. Sembra scontato considerare l’umanità come qualcosa di superiore o separato dal resto della comunità terrestre. Pensiamo di avere il diritto di sfruttare la Terra anche se questo danneggia o annienta le altre specie.

Alcuni sostengono che possiamo essere antropocentrici e allo stesso tempo salvaguardare le altre forme di vita. Anzi, è ovvio che per poter preservare la specie umana bisogna proteggere almeno una parte della Natura.

( Una cultura dell’Ecologia per salvare la Terra).

LA COMUNITA’ TERRESTRE.

Ma sorge spontanea una domanda: quanta Natura deve essere preservata e quali specie possiamo permetterci di perdere?…. E’ un ragionamento che porta su una “brutta china”. Rischiando di distruggere l’umanità insieme con gli altri membri della comunità terrestre.

Peraltro, quel tanto che basta per la sopravvivenza dell’uomo, potrebbe non essere sufficiente per alimentare l’amore, la bellezza e lo spirito.

Secondo lo storico culturale ed ecologo ( o geologo) Thomas Berry ( 1914-2009), l’evoluzione si sarebbe potuta verificare solo in un pianeta bello come il nostro. La bellezza della Terra è dunque essenziale per preservare ciò che c’è di più prezioso nell’umanità. Forse anche alcune di queste argomentazioni possono sembrare antropocentriche. D’altra parte, dire che gli esseri umani hanno bisogno delle altre specie. Nel senso più ampio del termine, significa ammettere che siamo interconnessi con tutte le forme di vita. In definitiva però, come spiega Warwich Fox, l’antropocentrismo è irrazionale e limitante perché:

L’UMANITA’ NON E’ IL CENTRO DELL’UNIVERSO.

1 Non è coerente con la realtà scientifica. Né il nostro pianeta né l’umanità si possono considerare il centro dell’Universo. La biosfera terrestre costituisce un tutto dinamico in cui gli esseri umani sono interdipendenti con tutte le altre specie. Né ci possiamo ritenere i sovrani della creazione: l’evoluzione è una realtà ramificata, non una piramide gerarchica. ( la nuova struttura energetica dell’uomo).

2 I componenti che esso ha generato si sono rivelati disastrosi. Ci hanno fatto distruggere intere specie ed ecosistemi a ritmi vertiginosi. Sin dai tempi della catastrofe cosmica che provocò la scomparsa dei dinosauri.

3 Non è una posizione logica, poiché non esiste alcuna divisione tra noi e le altre specie. Né da un punto di vista evolutivo né da un punto di vista fisico. Persino il nostro corpo è una comunità simbiotica. E’ composto quasi per la metà da altri organismi come i lieviti e gli enterobatteri dell’intestino. Che ci aiutano a metabolizzare il cibo e a produrre vitamine essenziali.

4 E’ moralmente opinabile perché non si accorda con un atteggiamento aperto verso l’esperienza. In sostanza è una posizione egoistica che ci intrappola in un inganno, rendendoci ciechi alla verità.

(Una cultura dell’ecologia per salvare la Terra).

UN MECCANISMO DI CODIFICAZIONE GENETICA.

Se l’antropocentrismo può sembrare “naturale”, esso però nega la visione ecologica. Secondo cui gli esseri umani sono profondamente legati all’intera rete della vita e da essa dipendono. Non possiamo esistere senza la Terra: facciamo parte di un tutto più grande. Non esiste un “ambiente” al di fuori di noi. Scambiamo continuamente materia con il mondo circostante. Immettendovi ossigeno, acqua e sostanze nutritive che prima facevano parte di altre creature. Tutte le forme viventi del pianeta condividono lo stesso meccanismo di codificazione genetica. Gli altri esseri viventi sono nostri “parenti”.

Siamo dunque chiamati ad abbandonare la prospettiva antropocentrica per abbracciarne una “biocentrica” “ecocentrica”. L’antropocentrismo è invece una mentalità essenzialmente egocentrica. Abbiamo il dovere di migliorare l’empatia con le creature viventi. E persino con il terreno, con l’aria e con l’acqua, che pure fanno parte di noi.

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