Fisica,  SCIENZA

Raggi ultravioletti, la radiazione del Sole.

 

La radiazione emessa dal Sole (UV), raggi ultravioletti è composta da onde elettromagnetiche di varie lunghezze. L’insieme di queste onde è chiamato “spettro della luce“.

Le onde al di sotto della lunghezza d’onda del Rosso, sono chiamate Infrarosse e quelle al di sopra “ultravioletti”, e non sono visibili all’occhio umano.

I raggi ultravioletti, noti anche con l’acronimo UV, possono essere suddivise in tre tipi: UVC, UVB, UVA, in base alla loro lunghezza d’onda. Lo strato d’ozono terrestre può assorbire la maggior parte di questi raggi, impedendo a molti di essi di raggiungere la superficie del pianeta.

( I Raggi ultravioletti, la radiazione del Sole)

Questo strato protettivo, tuttavia, è stato distrutto

da prodotti artificiali ed è diventato più sottile in molte parti della Terra, portando ai famosi “buchi nell’ozono”. Una delle regioni più colpite è l’Antartide, ma gli Stati Uniti, la Cina e il Giappone stanno già rilevando problemi anche nelle loro aree.

RISCHI UV

Questi raggi possono causare gravi danni alla salute come l’invecchiamento precoce, il cancro alla pelle, problemi agli occhi e persino cambiamenti nel sistema immunitario.

I raggi UV sono responsabili delle ustioni della pelle se sottoposta a intensa esposizione al Sole senza protezione, ma anche con protezione bisogna fare ugualmente molta precauzione. Poiché queste radiazioni sono in grado di penetrare negli strati più profondi. Precauzione anche per gli occhi, dato che tali frequenze possono causare l’insorgenza della cataratta, malattia che rende opaca la lente nei nostri occhi, causando una perdita parziale o totale della vista.

Gli scienziati stimano che per ogni 1%

di esaurimento dell’ozono potrebbero sorgere circa 50.000 casi nuovi di cancro e 100000 casi di problemi agli occhi in tutto il mondo.

Distinguiamo ora le tre tipologie di radiazioni: UVA, UVB, UVC. Non tutti arrivano sulla superficie della terra, e quindi quelli che arrivano non fanno tutti allo stesso modo. Fortunatamente gli UVC, i più energetici e quindi potenzialmente i più dannosi per noi, si assorbono dallo strato di ozono atmosferico. Gli UVB e gli UVA, invece, sono in grado di penetrare lo schermo degli strati più alti dell’atmosfera, rispettivamente in una percentuale del 15- 20% e del 55- 60%.

esistono diversi fattori che possono influenzare ulteriormente la nostra esposizione agli ultravioletti A e B. Le nuvole spesse e fitte sono , per esempio, un ottimo schermo, quindi in giornate nuvolose siamo relativamente al riparo. Se però, andiamo in alta montagna, lo strato di atmosfera che i raggi devono fare per arrivare fino a noi è minore, e quindi siamo più a rischio. Lo stesso ragionamento vale per l’ora del giorno, la stagione e la latitudine: il rischio massimo è a mezzogiorno, d’estate, vicino all’equatore. È minimo nelle ore mattutine e serali, d’inverno e spostandosi verso i poli terrestri.

(Raggi ultravioletti, la radiazione del Sole)

La reazione fisiologica della pelle ai raggi ultravioletti UVA e UVB agisce direttamente sulla melanina. Il pigmento prodotto dalle cellule della pelle, ma in modo diverso. I primi attivano la melanina già presente negli strati cutanei superficiali e per questo producono un’abbronzatura che arriva rapidamente, ma che altrettanto rapidamente scompare, i secondi invece stimolano la produzione di nuova melanina : l’effetto è un forte incremento – nell’arco di alcuni giorni – dell’abbronzatura che tende a essere piuttosto duratura.

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