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LETTERATURA

Pasolini, l’uomo della periferia: ritratto di vita autentica.

Pasolini, l’uomo della periferia. Ritratto di vita autentica.

Pier Paolo Pasolini era un grande narratore della periferia e di periferia, eppure detestava le case popolari. “E’ sotto il monumento di Mazzini….”. Inizia con questa frase “Ragazzi di Vita”, il libro che rappresentò l’esordio di Pasolini come romanziere nel 1955.

Il verso di uno stornello romano, come in una sceneggiatura, catapulta subito il lettore in un contesto urbano e popolare. Un territorio in cui l’intellettuale amava vagare, esplorare e persino correre dei rischi.

Pasolini, che da pochi anni si era trasferito a Roma e “venne un po’ come un turista inglese o tedesco che scende al sud”, dipinge una psico-geografia della città candidamente cruda e realista. Attraverso il paesaggio permette all’Italia di scoprire i labirinti delle periferie romane e i personaggi che la popolano. Diventando così uno dei più illustri e autorevoli narratori di Roma, insieme a nomi grandissimi come Fellini, Flaiano, Gadda e – più recentemente – Sorrentino. Ironia della sorte, nessuno di loro è romano.

(Pasolini, l’uomo della periferia. Ritratto di vita autentica ).

I PAESAGGI DELLA MENTE E DELL’ANIMA: COME IL SUD DEL MONDO.

Per descrivere il suo rapporto con le periferie, anche scrivendo poesie, Pasolini usa l’ossimoro quindi la periferia esiste solo in opposizione alla città. Paragonando il mondo borghese ad un mondo che sta scomparendo: quello della periferia operaio. Per Pasolini gli spazi sono un elemento meta-discorsivo, paesaggi della mente e dell’anima.

Per questo il borgo viene paragonato a concetto extra geografico, identificando Roma con le le porte di una grande periferia come il Sud del mondo. Lì, l’abitante dei borghi romani siede allo stesso livello del contadino nordafricano. E similmente il sottoproletario di Accattone (1961) è universalmente paragonabile agli afroamericani negli Stati Uniti segregati razzialmente.

Questo concetto emerge nello scouting delle location dei suoi film. Gli spazi scelti non corrispondono a quelli reali. Ma sono congeniali all’evocazione di un sentimento e di una visione di una società tripartita fatta di ieri, oggi e domani. Il passato corrisponde al Friuli, dove crebbe il giovane Pasolini, rappresentando l’incarnazione del mondo perduto, fatto di chiese contadine. Il presente, essendo la Roma dei borghi di periferia in via di degrado e scomparsa. Il futuro, incarnato dalle visioni oniriche offerte da paesaggi esotici.

Questa è la geografia che Pasolini confessa di amare di più, in un’intervista del 1967 al giornalista Achille Millo. Avvicinandosi al territorio come regista, Pasolini osserva l’edificio moderno che sconvolge l’armonia della città. Per questo scartò come possibili ambientazioni Israele e Romania, dove volle girare rispettivamente Il Vangelo secondo Matteo (1964) e Edipo Re ( 1967). Optò per la Basilicata, la terra di Lucania, dove Pasolini potè tracciare scenari preindustriali rappresentati nei testi antichi e religiosi.

(Pasolini, l’uomo della periferia. Ritratto di vita autentica ).

IL DOLORE DI UN’ANIMA EDUCATA ALLA BELLEZZA.

Per Paolini la casa popolare, anche se intesa nel suo ruolo sociale, va respinta nella forma.Lo spiega esplicitamente in Pasolini…E la Forma della Città. Documentario trasmesso nel 1974dalla Rai, in cui sottolinea “l’offesa” che gli edifici provocano: il dolore di un’anima educata alla bellezza.

La città sta scomparendo per la mancanza di tutela da parte dello Stato, spiega Paolini, per il quale sarebbe necessario salvaguardare non i monumenti più celebri, ma il passato anonimo e popolare della città, perchè fondamentale per la sua identità.

Perciò Roma è descritta come una città “nei primi momenti della post-storia”. Fatta di “certe antiche rovine di cui nessuno comprende più lo stile e la storia, e certi orrendi edifici moderni che tutti capiscono”.

Con queste parole pronunciate da Orson Welles ne La Ricotta, inserita nel film corale Ro.Go.Pa.G.(1963), Paolini usa l’attore americano sia come portavoce che come una nemesi mondana.

(Pasolini, l’uomo della periferia. Ritratto di vita autentica ).

IL MALESSERE DELLA GIOVENTU’ DEI BORGHI.

Sebbene sia ovvio associare Pasolini a Roma, nel 1959 l’autore riceve l’incarico di scrivere una sceneggiatura ambientata a Milano. Intitolata La Nebbiosa, in cui racconta di una città dove emergono in modo più evidente le contraddizioni del consumismo sui ragazzi di periferia. E tutto il malessere della gioventù dei borghi.

Quindi, passando dall’osservazione dei giovani della capitale politica italiana, a quelli della morale, Paolini scopre i teddy boys. Ovvero, la prima sottocultura italiana ispirata al fenomeno americano dei ribelli senza causa. Adolescenti che guardano a Marlon Brando come modello, ma canticchiano le canzoni del rocker milanese Celentano.

Ne La Nebbiosa – originariamente concepita con lo squisito titolo “Polenta di sangue” e poi adattata per un film intitolato “Milano Nera” (1961). L’autore si aggira tra i bar di Bollate e le vecchi trattorie del rione Ortica, catturando una periferia milanese dalle sfumature piccolo borghesi. Una città ancora all’inizio della migrazione dal sud Italia, e in cui i giovani deviati parlano in dialetto lombardo.

LA GIOVENTU’ UNDERGROUND ITALIANA .

L’opera, offre uno spaccato inedito della gioventù underground italiana della fine degli anni Cinquanta. Ed è sorprendentemente contemporanea nell’evidenziare come, decenni dopo, i problemi e gli schemi comportamentali dei giovani della periferia di una metropoli siano rimasti invariati. I ragazzini in motocicletta, estatici ed inutilmente violenti, dprecati dagli occhi voyeristi dei tabloid dell’epoca. Ricordano i trapper delle faide di quartiere moralisticamente denunciati dalla stampa di oggi.

Ma anche coloro che, soggiogati dai miti promossi dalla società consumistica, perseguono il sogno di una carriera musicale come forma di rivincita socio-economica di evasione. Fanno parte di un discorso sociale più ampio, che si estende ben oltre i confini italiani.: dalle periferie di Londra dei mod e della diaspora caraibica di ieri, e i Drill oggi, alla Francia delle Banlieues catturata dalle Palme d’Or del 1995.

(Pasolini, l’uomo della periferia. Ritratto di vita autentica ).

L’EREDITA’ INTELLETTUALE DI PASOLINI.

È proprio alle porte della città, sul lungomare di Ostia, che perse la vita Pier Paolo Pasolini, assassinato nella notte tra il 20 e il 21 novembre 1975. Proprio nel fatto che non si può sottrarsi al suo studio se si vuole comprendere a fondo l’Italia di ieri e di oggi che sta l’eredità intellettuale di Pasolini.

Come spiega Roberto Chiesi, direttore del centro studi, archivio culturale cineteca di Bologna, questa eredità rivive oggi grazie ad una serie di cineasti. I quali metabolizzano aspetti dell’arte di Pasolini in modo intelligente e personale. “ Penso a film come La favola di King Crab di Matteo Zoppis e Alessio Rigo, o a “Piccolo corpo” di Laura Samani, in cui c’è una scelta di fisicità anomala, lontana dai canoni della televisione e della pubblicità”.

Pasolini torna anche nell’esplorazione antropologica e psicogeografica di progetti artistici che utilizzano linguaggi contemporanei come i video musicali, o la fotografia da smartphone, ci offrono un quadro rinnovato e intimo dei volti e dei luoghi della Roma popolare, mutati ma sicuramente non perduti.

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