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LETTERATURA,  Letture

La tragica storia di una regina: Maria Antonietta.

 

Autore di biografie di personaggi che hanno segnato la storia e in questa di Maria Antonietta, in particolare,, con un’accurata e seria ricerca storica, ci racconta la tragica storia di una regina che condusse una vita frivola e dedita allo sfarzo, incurante dei doveri di sovrana e madre del popolo. Tutto il romanzo è ricco di narrazione profonda e analisi psicologica del personaggio. Zweig “accompagna” Maria Antonietta nel suo percorso di vita. Da bambina spensierata, a donna frivola e irresponsabile, fino alla caduta, laddove ritrova coraggio e dignità di regina. Per riprendere in mano il suo destino e quello del suo popolo… ma troppo tardi.

LA NASCITA DEL DELFINO.

la nascita del  del delfino aveva segnato il culmine della potenza . Donando al regno un erede, era in un certo modo divenuta regina una seconda volta. E una seconda volta il giubilo delle masse le aveva mostrato quale inesauribile riserva d’amore e di fiducia. Per l’antica dinastia sopravvivesse nel popolo francese malgrado tutte le delusioni, e quanto facile sarebbe stato per un sovrano assicurarsi l’affetto e la fiducia della nazione. Ora doveva compiere il passo decisivo, tornare al Trianon a Versailles e a PARIGI, venire dal mondo del Rococò nel mondo reale, dalla sua gente spensierata all’aristocrazia, al popolo. Tutto poteva ancora salvarsi, ma ella, appena divenuta madre, ritorna invece ai frivoli piaceri. Dopo i festeggiamenti popolari, riprendono quelli costosi e pericolosi del Trianon.

 

( La tragica storia di una regina: Maria Antonietta)

 

LA PAZIENZA SI E’ ESAURITA.

Ma l’infinita pazienza si è esaurita, lo spartiacque della fortuna è raggiunto. DA oggi in poi le correnti fluiranno giù, verso l’abisso. Dapprima non accade nulla di visibile, nulla di appariscente. Versailles però si fa sempre più spopolata e silenziosa.  Ai grandi ricevimenti ufficiali giungono sempre in minor numero i grandi nobili, e anche quei pochi ostentano una certa riservata freddezza nell’ossequioso saluto. Rispettano le forme, ma per amore della forma e non della regina. Ancora piegano il ginocchio, ancora baciano la mano regale, ma non ambiscono più alla grazia di un colloquio. E i loro sguardi si serbano foschi e lontani. Quando Maria Antonietta entra in teatro, la platea e i palchi non balzano in piedi come in passato; anche nelle strade ammutolisce la nota acclamazione: “Vive la Reine!

“. Non si avverte finora un’aperta ostilità, ma è spento quel calore che animava un tempo il doveroso rispetto. Si obbedisce alla sovrana, non si fa più omaggio alla donna. Si serve la consorte del re, ma non la si corteggia più. Non si contraddicono apertamente i suoi desideri. Ma si tace, ed è l’aspro, maligno, represso silenzio di una congiura.

Il quartier generale di questa congiura segreta si suddivide in quattro o cinque castelli della famiglia reale: il Lussemburgo, il Palais Royal, il Bellevue e Versailles stessa. Tutti sono alleati contro il Trianon, residenza della regina.

( La tragica storia di una regina: Maria Antonietta).

 

LA GIOVANE E AFFASCINANTE SIGNORA

 

Il coro della perfidia è guidato dalle tre zie. Esse non hanno potuto dimenticare che quella sventata si è sottratta alla loro scuola di cattiveria e le ha poi dominate come regina. Inasprite di non sostenere ormai più una parte, si sono ritirate nel castello di Bellevue. Là passano abbandonate e annoiate i primi anni di trionfo di Maria Antonietta, nessuno si cura di loro. Giacchè ognuno si affolla attorno alla giovane e affascinante signora che regge tanto potere nelle sue bianche manine. Ma quanto più Maria Antonietta perde le simpatie dei sudditi, tanto più aumentano gli ospiti nel castello di Bellevue. Tutte le dame che non sono state invitate al Trianon, la licenziata Madame Etiquette, i ministri congedati, i cavalieri trascurati, i cacciatori di cariche rimasti senza preda. Tutti coloro che odiano il “nuovo corso”. E sentono la nostalgia dell’antica tradizione francese, della bigotteria e dei “buoni” costumi, si danno ritrovo regolare in questo salone di rifiutati.

LE PAZZIE DELLA REGINA.

La casa delle zie diventa la segreta farmacia dove goccia a goccia si distillano e si mettono in bottiglie le perfidie dei peggiori pettegolezzi. Le più recenti pazzie della regina  “austriaca” e i “si dice” delle sue avventure galanti. Qui prende sede l’arsenale di tutte le maldicenze, il famigerato “atelier des calomnies”. E  si compongono, si leggono e si diffondono i piccoli couptlets graffianti che faranno poi il giro di Versailles. Qui si adunano con ipocrita falsità tutti quelli che vorrebbero far girare all’indietro la ruota del tempo. I cadaveri viventi dei delusi, dei detronizzati, degli uomini finiti, le mummie e le larve di un mondo trapassato, tutta una generazione di vecchi liquidati, ansiosi di vendetta. Ma il veleno di questo odio accumulatosi non va al povero “buon re”, che fingono  di compassionare, bensì soltanto a Maria Antonietta, alla regina giovane e radiosa.

 

(la tragica storia di una regina: Maria Antonietta)

 

UNA BORGHESIA INTELLIGENTE.

Più pericolosa di questi uomini di ieri o dell’altro ieri, che non possono più mordere ma solo sputar veleno, è la nuova generazione, non ancora giunta al potere e che non vuole più oltre rimanere nell’ombra. Versailles col suo contegno pigro e presuntuoso si è tagliata fuori incosciente dalla vera Francia. A tal punto, da non rendersi neppure più conto delle nuove correnti che scuotono il Paese. Una borghesia intelligente si è destata, ha appreso dalle opere di Jean Jacques Rousseau i propri diritti. Nella vicina Inghilterra essa scorge una forma di governo democratico. I reduci della guerra di indipendenza americana le recano intanto notizia di un Paese straniero in cui la distinzione delle caste e delle classi è abolita dall’idea dell’eguaglianza e della libertà.

In Francia invece vedono soltanto irrigidimento e regresso per la assoluta inettitudine della corte. Il popolo intero alla morte di Luigi XV aveva sperato che fosse ora finalmente finita la vergogna delle favorite al potere. L’abuso di illecite protezioni. Ecco invece che tornano a comandare le donne, Maria Antonietta e, dietro di lei, la Polignac. La borghesia illuminata vede con crescente amarezza la decadenza politica della Francia. I debiti crescono, l’esercito e la flotta intristiscono, le colonie vanno perdute, mentre tutt’attorno gli altri Stati si sviluppano vigorosamente. In ambienti sempre più vasti cresce il desiderio di porre fine a quest’indolente malgoverno.

( La tragica storia di una regina: Maria Antonietta)

 

IL MALCONTENTO DEL POPOLO

Il malcontento del popolo,  di quanti hanno sinceri sensi patriottici e nazionali si rivolge – e non a torto – anzitutto contro Maria Antonietta. Il re – il Paese lo sa! – inetto e alieno da ogni decisione effettiva, non conta come capo. Onnipotente è soltanto l’influsso della regina. Maria Antonietta avrebbe avuto due possibilità: occuparsi con seria energia, al pari della madre ( grande Maria Teresa d’Austria), degli affari di governo. Oppure non impicciarsene affatto. A sospingerla nella politica mira instancabilmente il gruppo austriaco, ma senza successo.  Giacchè per governare o per partecipare al governo bisognerebbe leggere regolarmente ogni giorno per un paio d’ore atti e documenti. E la regina non ama la lettura. Sarebbe necessario ascoltare i rapporti dei ministri e rifletterci sopra, ma Maria Antonietta non ama pensare. Già il semplice ascoltare costituisce uno sforzo penoso per la sua mente svagata. ” Non ascolta quasi quando le si parla” biasima Mercy scrivendo Vienna “e non v’è modo di trattare con lei alcun argomento serio e importante. La smania di divertimento esercita su di lei un potere misterioso”.

Tutt’al più, quando l’ambasciatore per incarico della madre o del fratello si fa più insistente, risponde: “Ditemi quel che devo fare e vi prometto che lo farò”. Infatti si reca dal re. Ma l’indomani la sua volubilità le farà dimenticare ogni cosa. E la sua intrusione non andrà oltre “certi impazienti impulsi”, tanto che alla fine Kaunitz alla corte di Vienna rinuncerà rassegnato. “Non contiamo mai su di lei per nulla. Accontentiamoci di trarne, come da un cattivo pagatore, quel poco che si può cavarne”. “Bisogna rendersi conto” scriveva Mercy “Che anche in altre corti le donne non entrano nella politica”.

(La tragica storia di una regina: Maria Antonietta)

 

SACRIFICANDO L’AMORE E IL BENESSERE

…. Chiunque in Francia tenda al progresso, alle riforme, alla giustizia e all’attività creativa parla, brontola e minaccia contro l’ignara dissipatrice, contro l’allegra padrona di casa del Trianon. Che va sacrificando l’amore e il benessere di venti milioni di sudditi a una cliquè altezzosa di venti dame e cavalieri.

Questo vivo malcontento di tutti coloro che esigono un nuovo sistema, un ordine migliore, una distribuzione più sensata delle responsabilità è rimasto a lungo senza un punto di raccordo. Ma alla fine lo trova in una casa e in una persona. Anche questo avversario accanito ha sangue regale nelle vene: come la reazione si concentra nella dimora delle zie di Bellevue. Così la rivoluzione si raduna nel Palais Royal del duca d’Orleans. L’attacco contro Maria Antonietta si sferra così contemporaneamente su due fronti da direzioni completamente opposte. Per indole incline più al godimento che all’ambizione, amico delle donne, giocatore gaudente ed elegante, non di grande ingegno e in fondo anche non cattivo. Questo mediocre campione dell’aristocrazia ha il difetto consueto delle nature non produttive. Una vanagloria rivolta soltanto all’esteriorità. Ora Maria Antonietta ha proprio offeso di persona la sua vanità. Quando, scherzando allegramente, ha espresso giudizi sull’attività bellicosa del cugino, impedendo che a lui si conferisse il bastone di grande ammiraglio di Francia.

UN DECENNIO DI MALGOVERNO.

….Dopo un decennio di malgoverno,  Maria Antonietta ormai è circuita:  l’odio sboccia, già rigoglioso. Tutti i gruppi ostili alla sovrana – essi comprendono quasi l’intera aristocrazia e una metà della borghesia – hanno preso posizione e aspettano soltanto un cenno per sferrare l’assalto. Ma l’autorità del potere ereditario è troppo forte e ancora non si delineano propositi decisi. Passa soltanto su Versailles un vago sussurrio, un fruscio di leggerissimi dardi. E ciascuno di essi ha la punta impregnata di una goccia di veleno degno dell’Aretino, e tutti, trascurando il re, mirano alla regina….. Maria Antonietta, un’anima bambina, circondata da lupi di corte, avidi di prestigio e potere. Un marito inetto e debole, non certo cattivo, soltanto anche lui ineducato ai doveri di un re, e oppresso dalla sua timidezza. Entrambi portarono la Francia dapprima al collasso, e poi allo scatto d’orgoglio e di dignità che il popolo francese ha dimostrato al mondo. La rivoluzione è spesso ripartenza, rinascita, resurrezione, beati i popoli che sanno riscattarsi…

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