FILOSOFIA

LEGGERE IL NOSTRO MONDO INTERIORE. L’ANTRO NASCOSTO.

sull’importanza di conoscere se stessi e di sapersi valutare circa le predisposizioni d’animo su tutti i fronti. dalla sfera materiale a quella intellettuale, spirituale. Fare ciò per cui l’individuo è portato secondo la naturale inclinazione. E non ciò che per interessi propri o altrui saremmo disposti a fare. Soprattutto non sopravvalutarci e non sottovalutarci. Leggere il nostro mondo interiore, l’antro nascosto. E fare un equilibrato esame della nostra interiorità. Davvero compito arduo per molti di noi…

Quel che più avvicina l’uomo al concetto di libertà è il dare respiro all’animo. Agendo nella quotidianità con predisposizione naturale non con costrizione. Se vuoi fare il medico, devi sentire il bisogno interiore di aiutare il malato. E se vuoi fare l’insegnante devi sentire il bisogno di trasmettere il sapere. Se vuoi fare il contadino devi provare la gioia di stare a contatto con gli elementi della Natura e aiutare la terra a produrre le sue ricchezze.

Seneca basa le sue riflessioni anche sul “tipo” psicologico del soggetto e di come dovrebbe districarsi nei tortuosi, a volte, meandri della vita.

L’onestà nel valutare se stessi. ( SENECA) Dal libro: “ La Serenità

Esaminiamo prima di tutto noi stessi, poi le attività che intendiamo intraprendere. E infine le persone di cui ci occuperemo o con cui ci terremo in contatto.

( Leggere il nostro mondo interiore: L’antro nascosto)

E’ NECESSARIO CONOSCERE SE STESSI.

Prima di tutto, ripeto, è necessario conoscere se stessi. Dato che ci sembra, nella maggior parte dei casi, di avere più capacità di quanto in realtà ne abbiamo. C’è chi sbaglia per eccessiva fiducia nella propria eloquenza. Un altro per aver imposto al suo patrimonio oneri troppo gravosi. Chi ancora per aver costretto il suo fisico debole a troppo faticosi esercizi. In alcuni casi, la timidezza del temperamento nuoce alle relazioni sociali imposte dalle attività pubbliche. Che richiedono invece un atteggiamento risoluto e deciso. In altri, l’insofferenza dell’adulazione rende impossibile un lavoro nell’ambito della corte. Molti non sono in grado di dominare l’ira e trascendono per la minima offesa, a reazioni sconsiderate. C’è infine chi non è dotato del tatto necessario e per fare lo spiritoso si espone ad un’incresciosa disapprovazione. Per tutti questi soggetti è consigliabile una vita ritirata piuttosto che un’attività pubblica.

Un carattere focoso e indipendente deve evitare le sollecitazioni di una libertà che potrebbe riuscirgli dannosa. Insomma, devi considerare attentamente se il tuo carattere è più adatto ad una vita di fitte relazioni sociali. O una dimensione contemplativa e di studio. E’ ESSENZIALE DEDICARSI A CIO’ CUI TENDE L’INDOLE NATURALE. Isocrate costrinse Eforo ad abbandonare la carriera forense perché lo vedeva più adatto alla professione di storiografo.

Le vocazioni contraddette non possono dare che frutti funesti. E’ tutta fatica sprecata quella che si compie nel fare qualcosa a cui la nostra indole è riluttante.

( leggere il nostro mondo interiore: l’antro nascosto)

VALUTARE ATTENTAMENTE LE ATTIVITA’.

Bisogna inoltre valutare attentamente le attività a cui ci dedichiamo e misurare bene le nostre forze per verificarne l’adeguatezza. Ci deve essere di necessità più energia in chi agisce che nell’oggetto dell’azione. I pesi superiori alle capacità di chi li porta finiscono inevitabilmente per debilitare. Talvolta certe imprese non sono tanto preziose quanto impegnative, per il gran numero di dettagli che comportano. E’ bene evitare questo genere di attività che non abbiano in sé insidie di sorta. Alle quali si possa fissare un termine o almeno prevederlo con un minimo di certezza. Evitando quelle che richiedono più spazio del previsto o non terminano dove si era pensato.

Fondamentale è, in ogni caso, la scelta delle persone con cui avremo a che fare. Consideriamo se siano meritevoli del tempo che dedichiamo loro, e se apprezzino adeguatamente il nostro impegno. Può accadere infatti, che alcuni ci rimproverino come una colpa il fatto di aver adempiuto ai nostri doveri. Atenodoro sostiene a questo proposito che non andrebbe nemmeno a pranzo da uno. Che per questo non si sentisse in certo qual senso suo debitore. E ancor meno con gente che pensa con un pranzo di sdebitarsi dei servigi degli amici, gente che considera ogni piatto un dono. Come se l’essere intemperanti fosse solo un modo di onorare il prossimo. Se togli spettatori e testimoni a persone di questo genere e le fai pranzare da sole, il cibo non procurerà loro nessuna gioia…..

Mutano i cieli sotto i quali ti trovi, ma non

la tua situazione interiore, poiché sono con te le cose

da cui cerchi di fuggire.

te le cose da cui cerchi di sfuggire…

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