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LETTERATURA

La Rinascita culturale e l’antropocentrismo nel Rinascimento.

Tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento in Italia inizia un ampio processo di rinnovamento che investe tutta la cultura. (Umanesimo e Rinascimento). Esso ha le radici in quegli intellettuali che ammirano il mondo latino e cercano codici antichi. Li raccolgono, li copiano, li diffondono. Ad inaugurare il periodo del-la Rinascita Culturale affiancata da un concetto di antropocentrismo ( Uomo al centro dell’Universo) è Francesco Petrarca .(1304-1374). Seguito da Giovanni Boccaccio (1313-1375).

In ambito letterario, la Rinascita letteraria prende il nome di Umanesimo; in ambito artistico si chiamerà “Rinascimento”. L’Umanesimo si conclude alla fine del Quattrocento: il Rinascimento prosegue fin oltre il 1530.

( La Rinascita culturale e l’Antropocentrismo nel Rinascimento).

UOMO ARTEFICE DEL PROPRIO DESTINO.

L’uomo, come nel mondo antico, diventa il centro di attenzione sia per la letteratura che per le arti. Ed è celebrato per le sue capacità intellettuali e civili, grazie alle quali può costruire la città ideale ed essere l’artefice del proprio destino.

Gli STUDIA HUMANITATIS oltrepassano i limiti dell’erudizione e della conoscenza fine a se stessa, come pure del semplice godimento artistico. E diventano strumento e modello di un processo di educazione totale dell’uomo. Il cui fine non è tanto quello di fornire abilità specialistiche, quanto quello di formare un uomo equilibrato. Un uomo artefice del proprio destino.

La letteratura, la parola scritta e il discorso eloquente, parlano dell’uomo nella sua totalità. E tendono a metterne in luce la sua nobiltà, cioè, che è stato posto da Dio al centro dell’Universo. (Oggi, fortunatamente, questa visione antropocentrica è fortemente opinabile).

La vita terrena non è più in funzione della vita ultraterrena. Essa acquista una sua totale autonomia, anche se il fine della vita continua ad essere la Salvezza dell’Anima.

Gli umanisti danno grande importanza alla pedagogia, che serve ad educare e potenziare le capacità intellettuali e morali dell’individuo. E propongono una formazione interdisciplinare.

Allo stesso modo acquista una totale autonomia sulla Natura, che è riscoperta e studiata non più in quanto simbolo di Divinità (Dio immanente alla materia). Ma come espressione di bellezza in cui l’uomo attiva la sua vita terrena.

( La rinascita culturale e l’antropocentrismo nel Rinascimento)

I TESTI ANTICHI E LA FILOLOGIA.

Gli umanisti si avvicinano in modo nuovo anche ai Testi antichi. Vogliono eliminare gli errori dei copisti ed anche le interpolazioni introdotte nel Medio Evo. Essi vogliono leggere i Testi antichi, come sono usciti dalle mani dei loro autori. ( O almeno il più possibile secondo la loro stesura originale). E nel preciso senso che i loro autori davano ad Essi.

La Filologia, le cui basi sono poste da Ermolao Barbaro (1453-1493) e Poliziano, serve per ripristinare i Testi antichi, che si sono corrotti nel tempo. Applicando la Filologia si mostra che la cosiddetta “Donazione di Costantino”. Con cui la chiesa rivendicava il suo potere su Roma e territori limitrofi, è un falso che risale al VII sec. Circa. Perchè usa il latino parlato in tale periodo.

Oltre a ciò i testi antichi vengono storicizzati: sono letti ed interpretati dal punto di vista della cultura. E dell’ambiente in cui sono stati composti, ma in base alle aspettative del lettore. Il Mondo classico, quindi, non è più visto come precursore del Mondo Cristiano e completato dalla rivelazione. Ma è visto in modo autonomo, dal suo punto di vista.

Anzi, un po’ alla volta si diffonde una valutazione negativa del secolo precedente. Il Medio Evo diventa “l’età di mezzo che separa il presente dalla maestosità del mondo antico.

(. La Rinascita culturale e l’Antropocentrismo nel Rinascimento).

LA DIGNITA’ DELLA NATURA E LA NASCITA DELLA PROSPETTIVA.

La Dignità della Natura viene colta in tutta la sua possenza. La Natura acquisisce la sua autonomia. Non è più simbolo della divinità o fonte di tentazione per l’uomo. Essa è colta per la sua bellezza e il suo splendore: viene studiata in modo nuovo. Alcuni autori la considerano come il luogo in cui si esprime la Potenza Creatrice di Dio.

Viene studiata non più con la logica aristotelica, ma con la matematica di cui Platone aveva indicato. La riscoperta di una dignità della Natura e della realtà avviene anche nell’ambito artistico con l’elaborazione e quindi la nascita della Prospettiva. Lo spazio della pittura non è più spazio schematico, idealizzato e grossolanamente empirico. Costruito in funzione della figura umana.

C’è uno spazio autonomo che il pittore conosce, apprezza e ricostruisce con cura, grazie all’uso della geometria.

Nasce così la prospettiva, cioè la visione geometrica dello spazio che permette all’artista di vedere le cose, lo spazio, la figura. Non esteriormente ed approssimativamente ma dal loro interno, a partire dalla loro struttura e completa corporeità.

(la Rinascita culturale)

Lo spazio diventa tridimensionale e caratterizzato dal punto di vista prescelto dall’osservatore. Ugualmente diventano tridimensionali i corpi che in esso appaiono. L’uomo e le cose stabiliscono un nuovo rapporto con lo spazio in cui vivono. Prima lo spazio era povero ed in funzione delle figure della storia raccontata. Ora diventa l’ambito in cui le cose e le figure inseriscono la loro concretezza nell’esistenza.

( La Rinascita della cultura e l’antropocentrismo nel Rinascimento)

IL SIGNIFICATO DELLA “MAGIA”.

L’Umanesimo non si sviluppa nelle università, dominate dalla logica. I motivi sono molteplici: gli umanisti prediligono gli incarichi politico-amministrativo, la cultura è incompatibile con un incarico stipendiato. Ciò non vuol dire che l’Umanesimo sia ostile o indifferente alla scienza. Poiché propone un’idea di Natura e di scienza assai diversa da quelle professate nelle università. Esso si riallaccia alle correnti platoniche e neoplatoniche, e dà grande importanza alla Magia, all’astrologia e all’alchimia.

Il significato della magia si rispecchia nella nuova visione che l’uomo ha della Natura. Una Natura vista come un grande organismo, retto da forze spirituali e provvisto d’Anima. La Magia permette di realizzare il dominio dell’uomo sulla Natura e di continuare in tal modo l’opera di Dio. ( siamo in pieno concetto di antropocentrismo). La Magia diviene una scienza operativa, capace di modificare la realtà. Ed è contrapposta alla fisica insegnata nelle università, che è soltanto capace di descrivere la realtà.

( La Rinascita culturale e l’Antropocentrismo nel Rinascimento)

IL CINQUECENTO.

Il Cinquecento continua e sviluppa i motivi dell’Umanesimo e del Rinascimento del Quattrocento. Il secolo si apre con il Rinascimento maturo ( 1490-1530), si sviluppa e si conclude con il Manierismo. Alla fine del secolo sono già visibili i primi elementi della “poetica meravigliosa” del Barocco. Che avranno la loro massima diffusione nella prima metà del Seicento. Tutte le arti sono coinvolte nel rinnovamento del linguaggio e dei motivi. E risentono dei grandi mutamenti politici e religiosi che caratterizzano tutto il secolo.

GRANDI MUTAMENTI POLITICI E SOCIALI.

La letteratura continua il filone del poema cavalleresco e della linea petrarchesca. E i temi umanistici della dignità e dell’eccellenza dell’uomo si presentano ormai acquisiti. Essa si apre anche a nuovi argomenti legati ai grandi mutamenti politici e sociali e religiosi del tempo. Essa è condizionata da alcuni avvenimenti. Le invasioni dell’Italia da parte di eserciti stranieri, che si concludono con l’egemonia spagnola sulla penisola. La Riforma protestante (1517) che rompe l’unità religiosa dell’Europa e pone fine all’universalismo medioevale. L’affermarsi degli Stati nazionali che rompono l’universalismo politico medievale. La lotta tra Spagna-Impero e la Francia per il predominio in Italia e in Europa. Il malgoverno e l’oppressione politica spagnola, che continua anche nel Seicento. Il Concilio di Trento (1545-59). E la Controriforma, con cui la Chiesa cattolica riconquista l’egemonia culturale e religiosa che era stata messa in crisi dalla Riforma Protestante.

(La Rinascita culturale)

La cultura si produce nelle corti e per le corti. Spesso però ha risvolti politici: essa dà prestigio, perciò riceve un’attenzione particolare. I maggiori centri culturali sono Roma e la corte papale, Firenze, Venezia, Ferrara. Urbino, Milano, Napoli.

I maggiori autori del Cinquecento sono Ludovico Ariosto e Torquato Tasso che continuano il filone del poema cavalleresco. Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini, quindi il gesuita Giovanni Botero, che affrontano temi politici e di scienza politica. Per tutto il secolo è molto diffuso il petrarchismo: sono innumerevoli i canzonieri modellati su quello petrarchesco.

LE COMMEDIE.

Nella prima metà del Cinquecento il latino umanistico continua ad essere usato, ma ritorna ad avere maggiore importanza la lingua volgare. La produzione di Commedie raggiunge livelli artistici straordinari. Gli autori si ispirano alla produzione classica ed è ampiamente praticata la contaminazione. Cioè la fusione di motivi e di parti delle trame di due o più commedie. Ma anche il “Decameron” offre continui suggerimenti.

Le Commedie peraltro non svolgono una semplice funzione di intrattenimento e di evasione. Esse costituiscono una complessa riflessione sulla realtà.

Machiavelli va oltre le conclusioni a cui era pervenuto il “Principe”. Ora l’intelligenza fraudolenta ha la meglio sull’onestà e sui valori di Lucrezia. Ma ha anche la meglio sull’impeto irrazionale e passionale con cui si doveva sbloccare la ragione in stallo.

Ariosto abbandona l’ironia e il disincanto dell’Orlando Furioso, recupera il mondo delle commedie latine ed offre un brutale spaccato della realtà del suo tempo. Nemmeno la corte è immune alla degradazione, anche se il principe è assolto. E i protagonisti cercano di soddisfare i loro istinti e i loro desideri, e di barcamenarsi sul mare accidentato della vita.

ANTROPOCENTRISMO: UOMO ARTEFICE DEL PROPRIO DESTINO

L’ INTELLETTUALE E IL MECENATISMO

L’intellettuale del rinascimento è un laico, esponente in un primo momento della ricca borghesia cittadina. Che apprezza il bel parlare, l’eloquenza e la forma nello scrivere.

In un secondo tempo l’estrazione sociale dell’intellettuale sarà più varia ed assumerà le caratteristiche di un vero e proprio professionista al servizio dei ricchi mecenati.

Il mecenatismo ( da Mecenate, protettore dei letterati, vissuto alla Corte dell’Imperatore Augusto) si manifestava in forma di sostegno economico e materiale. Da parte di sovrani, signori, aristocratici e possidenti, nei confronti di artisti i quali, a fronte della relativa libertà di produrre le proprie opere. Usavano contraccambiare tale sostegno ponendo la propria arte al servizio del potere, rappresentato dai loro benefattori. Dando così prestigio alle corti.

Le nuove corti diventano punto di incontro di scienziati, letterati, e artisti spesso chiamati a ritrarre il Principe e la sua famiglia.

(. La Rinascita culturale e l’antropocentrismo nel Rinascimento)-

ANTROPOCENTRISMO E TEOCENTRISMO.

Storicamente, dunque , l’antropocentrismo ha la sua pietra miliare con l’ascesa del Rinascimento. Quindi, uno dei grandi obiettivi del Rinascimento era criticare le idee che sostenevano il Medio Evo appena lasciato alle spalle.

Pertanto, il Rinascimento con il suo antropocentrismo contrastava il teocentrismo delle antiche usanze di pensiero. Teocentrismo significa esaltazione e centralità di Dio per la spiegazione del mondo. Invece, con i nuovi tempi, ( Umanesimo-Rinascimento), l’uomo è stato posto al centro delle cose, prima occupato dall’Essere Divino.

Di conseguenza le tradizioni e la religiosità erano considerate irrazionali, così come lo scientismo, la sperimentazione e la Ragione – tutte opera umana- furono esaltate.

Antropocentrismo e Teocentrismo sono due pensieri considerati opposti.

Tuttavia, se seguiamo il ragionamento del filosofo Feuerbach, è possibile pensare che entrambe siano due facce della stessa medaglia. Dopo tutto, per il filosofo, la figura di Dio è una proiezione umana, creata per soddisfare i suoi bisogni. In questo senso, il centro della storia sarebbe sempre stato l’uomo.

L’antropocentrismo nel Rinascimento ha prodotto un umanesimo: cioè l’idea che l’umano debba occupare la centralità delle preoccupazioni delle persone. All’epoca questo era un pensiero che riuscì ad indebolire i poteri della Chiesa cattolica. Dando il via a nuove trasformazioni sociali. Tuttavia, oggi questo tipo di umanesimo può essere considerato inadeguato. Dopo tutto, la crescita del movimento ambientalista e delle cause in pro degli animali ha sollevato la necessità di veder un mondo oltre l’umano.

L’umano nel Rinascimento era pensato in termini di soggetto maschile europeo. Non è un caso che diverse società non occidentali siano state colonizzate e persino sterminate dalle nazioni europee. L’Occidente si è sempre visto come rappresentante dell’umanità e della civiltà.

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