la belle epoque un'epoca di contraddizioni
STORIA

La Belle èpoque epoca di contraddizioni e disuguaglianze sociali.

Il XX secolo si apre con un periodo già continuativo dal 1810, caratterizzato dall’incapacità della ricca aristocrazia di affrontare realtà della vita moderna. Una ben triste realtà. E di conseguenza dal suo ritiro in una esistenza frivola e fiabesca. Tale periodo è stato denominato “la Belle èpoqueun’ epoca di contraddizioni e disuguaglianze sociali. La cui società aristocratica si dissociò dal mondo reale, alienandosi dai problemi, dalle miserie della massa comune della gente povera e indifesa. Pertanto, gli aristocratici giudicavano le persone in base agli standard sociali in alcun modo collegati al merito. ( e mi vien da pensare che ancora oggi in molti paese del mondo è così… anche in Italia). Oltre ad essere basato sulla disuguaglianza sociale, questo sistema elitario era anche fondato sulla fede dei valori indiscussi del XIX secolo. Il periodo della Belle èpoque va dal 1810 al 1914

( La Belle èpoque, un’epoca di contraddizioni e disuguaglianze sociali.)

LA MINACCIA DEL MOVIMENTO ANARCHICO.

C’erano molte forze che stavano cercando di minare la roccaforte dell’èlite sui governi europei. In effetti, forse la più violenta di queste forze è la minaccia del movimento anarchico. Immaginando una società senza stato in cui gli uomini sarebbero stati liberi di essere buoni come Dio intendeva che fossero. Gli anarchici volevano abolire il governo, la legge, la proprietà privata che era considerata la radice di tutti i mali. Essi credevano che una volta che la proprietà privata fosse stata sradicata, nessun uomo sarebbe sopravvissuto del lavoro di un altro. E quindi la natura umana sarebbe stata rilasciata per chiedere giustizia. Il ruolo dello Stato sarebbe stato sostituito dalla cooperazione volontaria tra gli individui. E il ruolo della legge suprema del benessere generale. Per Il movimento anarchico, solo un ribaltamento rivoluzionario dei sistemi esistenti poteva portare ad una nuova società.

Di conseguenza, poiché gli anarchici volevano distruggere ogni aspetto della vita ordinaria,- Patria, famiglia, matrimonio, chiesa, voto- divennero nemici di tutti.

(La Belle èpoque, epoca di contraddizioni e disuguaglianze sociali.)

LA LOTTA AI PRIVILEGI.

Molti rivoluzionari cominciarono a pensare che se avessero avuto successo, si sarebbero organizzati meglio. Al fine di creare uno sforzo più concreto che galvanizzasse gli altri nella lotta ai privilegi, molti anarchici iniziarono ad avere un ruolo importante nei sindacati. Dove essi potevano essere più efficaci istruendo gli altri e indirizzandoli a scioperare contro i capitalisti. Molti di questi anarchici si trasformarono in leader sindacali che iniziarono a creare la coscienza di classe. E con essa l’inizio della guerra di classe. I ricchi e i meno abbienti si misero gli uni contro gli altri anche se i primi non volevano affrontare questa scomoda realtà. Una realtà fatta di lunghe ore di lavoro, bassa paga, cibo scadente e malattie.

IL RUOLO DEGLI INTELLETTUALI.

Ancora un altro tipo di rivoluzionari, anche se non violenti, erano gli artisti e gli intellettuali. Il ruolo degli intellettuali fu quello di sfidare e mettere in discussione i valori di chi deteneva il potere. E lavoravano per la liberazione della mente. Questi “nuovi arrivati” si stavano ribellando contro una visione conservatrice della società. Che non voleva accettare o adattarsi alle nuove scoperte scientifiche e invenzioni tecnologiche che stavano trasformando il mondo.

Piuttosto che ammettere che i loro valori e stili di vita dovevano evolversi per affrontare le sfide della nuova era, l’èlite era legata alla tradizione. E abbracciava forme di comportamento molto rigide prive di qualsiasi autenticità. Fondamentalmente, l’unica cosa di cui l’èlite si preoccupava era mantenere le apparenza e non farsi beccare nei suoi peccatucci. Il ruolo degli intellettuali fu fondamentale per l’emancipazione delle masse, per il risveglio delle coscienze. A Vienna, gli scritti di Sigmund Freud mostrarono quanto fossero oppressivi questi codici di comportamento.[embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=zs7QGQVauA8[/embedyt]

( La Belle èpoque epoca di contraddizioni e disuguaglianze sociali.)

LA DONNA EMANCIPATA E LA SUA NUOVA IDENTITA’.

Proprio come artisti ed intellettuali si ribellarono a ciò che non era più accettabile, anche la donna emancipata del XX secolo si rifiuta di giocare secondo le vecchie regole. A quel tempo, una donna era un oggetto decorativo e veniva messa su un piedistallo per essere adorata. Il suo ruolo era quello di gestire la casa di un uomo ed allevare i suoi figli. Se era ricca, riceveva i suoi ospiti e assumeva e licenziava il personale addetto alla casa. Se era povera, badava lei in tutto alle faccende domestiche. La donna emancipata rifiutò i ruoli e i confini che erano stati creati dall’uomo autoritario. Desiderando avere una nuova identità e il controllo sulla propria vita, si organizzava per conquistare i diritti civili e di voto.

Le suffragette, come venivano chiamate, combattevano per l’uguaglianza sociale ed economica dei sessi. E per il diritto di emanciparsi come meglio credevano.

I loro primi atti di militanza furono l’interruzione delle riunioni politiche, ma poi divennero più aggressive. Azioni dimostrative molto forti anche a costo della propria vita.

(La Belle èpoque, epoca di contraddizioni e disuguaglianze sociali)

IL PROGRESSO TECNOLOGICO COME FATTORE DISTRUTTIVO .

Anche il progresso tecnologico fu visto come fattore distruttivo della Belle èpoque. Molte delle invenzioni nate durante questo periodo erano originariamente accessibili solo per pochi ricchi. Un esempio calzante fu l’automobile, inventata in Germania e nuovo giocattolo dell’aristocrazia.

Ma col tempo, la nuova invenzione aveva il compito di fornire la mobilità per le masse del XX secolo e portò benefici a tutti. Di conseguenza,  il progresso tecnologico e le macchine hanno avuto una forza liberatoria sulla società. Una volta diventate accessibili a tutti, crearono nuove prospettive economiche ed educative. Prima della fine del 19esimo secolo, le organizzazioni che gestivano gli affari: parlamenti, burocrazie, chiese e corporazioni. Erano state interessate a preservare lo status quo del potere. Tuttavia, con l’avvento della tecnologia, i laboratori di ricerca industriale cambiarono questa condizione. Poiché la loro funzione era quella di creare innovazione.

Il progresso tecnologico aveva portato con sé cambiamenti sociali, in particolare opportunità per le masse attraverso l’istruzione, l’industria e il commercio. In Germania, ad esempio, i produttori di tintura istituirono laboratori di ricerca. E, a volte con l’assistenza del governo, che promosse la formazione universitaria, alimentava nuovi talenti nel settore. Così il progresso tecnologico diventò un fattore distruttivo per l’èlite perchè fu un livellatore per la società in generale. A poco a poco, le èlite furono prive del loro potere sul resto della società.

L’UTILIZZO DELL’ENERGIA ELETTRICA.

Le meraviglie del progresso avevano cambiato il volto delle città. Avevano reso più confortevoli le abitazioni e avevano rivoluzionato le comunicazioni e i trasporti. Le condizioni igienico sanitarie erano migliorate e la vita media si era allungata. L’illuminazione pubblica, agevolata dall’utilizzo dell’energia elettrica, divenne uno dei simboli della Belle èpoque. Fecero la loro comparsa oltre all’automobile, anche l’aeroplano. Grande invenzione fu quella del cinematografo, intorno al 1895, grazie all’opera dei fratelli Lumière.

(la Belle èpoque epoca di contraddizioni e disuguaglianze sociali.)

L’ESPANSIONE COLONIALE E IL NAZIONALISMO.

A tutto ciò si accompagnò lo sviluppo dell‘espansione coloniale, cui diedero spinta ideologica il nazionalismo e il razzismo ( fardello dell’uomo bianco). Che da fenomeno marginale divenne conquista imperialistica su lunga scala. Ma, come detto all’inizio dell’articolo, la Belle èpoque non fu un periodo roseo per tutti. Alle grandi fortune dell’alta aristocrazia, al progresso tecnologico e del commercio. Che garantivano il potere della borghesia, si contrapponevano la mancanza di diritti politici della gran parte dei lavoratori. E le pesanti condizioni di lavoro di larga parte delle popolazioni.

Anche la pace era solo apparente e i paesi europei erano divisi da una forte rivalità economica e politica. È per questo che fu proprio una guerra, che non a caso è ricordata come la Grande Guerra, a mettere dolorosamente fine a quest’epoca. Un’epoca che sarebbe potuta essere magnifica se l’uomo avesse conosciuto l’equilibrio etico e psicologico caratteristico di una società sana. Ma lungi, dall’esserlo, l’inizio Novecento si apriva con venti di guerra: una prima grande guerra e la seconda, successivamente. Introdotta da totalitarismi che facevano capo a ideologie inammissibili per la dignità umana. Da un lato il nazismo e dall’altro il totalitarismo comunista: due mostri uno peggiore dell’altro. Ma la storia va avanti, il progresso umano soprattutto, in attesa della completa instaurazione dell’uomo nuovo.

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