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SPIRITUALITA'

L’istinto e la ragione : i due volti dell’intelligenza.

Un proverbio popolare afferma che c’è un dio per i bambini, i pazzi e gli ubriachi. Questo detto è assai più vero di quanto generalmente si creda. Questo dio non è altro che lo Spirito protettore che veglia sull’essere incapace di proteggersi per mezzo della propria ragione. L’ Istinto e la ragione: i due volti dell’intelligenza.

In quest’ordine di idee, si può andare anche più lontano. Però questa teoria, per quanto razionale, non risolve tutte le difficoltà della questione. Se si osservano gli effetti dell’istinto, si nota subito un’unità di visione e di insieme. Una sicurezza dei risultati, che non esistono più quando l’istinto viene sostituito dall’intelligenza libera. Inoltre, nell’adattamento così perfetto e così costante delle facoltà istintive alle necessità di ogni specie, si riconosce una profonda saggezza. Questa unità di vedute non potrebbe esistere senza l’unità dei pensieri. E l’unità dei pensieri è incompatibile con la diversità delle attitudini individuali. Essa solo poteva produrre questo insieme perfettamente armonioso che si ritrova fin dall’origine dei tempi e in tutti i climi. Con una regolarità ed una precisione matematiche, senza venir mai meno.

(L’istinto e la ragione: i due volti dell’intelligenza).

LE FACOLTA’ ISTINTIVE.

L’uniformità nei risultati delle facoltà istintive è un fatto caratteristico che implica, per forza di cose, L’UNITA’ DELLA CAUSA. Se questa causa fosse inerente ad ogni individualità, vi sarebbero tante varietà d’istinto. Quanti sono gli individui, dalla pianta fino all’uomo. Un effetto generale, uniforme e costante, deve avere una causa generale, uniforme e costante. Effetto che dimostra saggezza e preveggenza deve avere una causa saggia e preveggente. Ora, una causa saggia e preveggente è necessariamente intelligente. E quindi non può essere esclusivamente materiale.

Poiché non si trovano nelle creature, incarnate e disincarnate, le qualità necessarie per produrre un risultato del genere, bisogna risalire più in alto, cioè al Creatore stesso. Se ci si riporta alla spiegazione che è già stata data sul modo in cui si può concepire l’azione provvidenziale. E se si immaginano tutti gli esseri compenetrati del fluido divino, sovranamente intelligente, si comprenderà la saggezza preveggente.

IL BENE DELL’INDIVIDUO

E l’unità di vedute che presiedono a tutti i movimenti istintivi per il bene dell’individuo. Questa sollecitudine è tanto più attiva, quanto minori sono le risorse che l’individuo ha in se stesso e nella propria intelligenza. Ecco perché si mostra più grande e più assoluta negli animali e negli esseri inferiori che nell’uomo.

Seguendo questa teoria si comprende perché l’istinto è una teoria sempre sicura. l’istinto materno, il più nobile di tutti, che il materialismo riduce al livello delle forze attrattive della materia, risulta elevato e nobilitato. Date le sue conseguenze, non doveva essere abbandonato ai capricci dell’intelligenza e del libero arbitrio. PER MEZZO DELLA MADRE , DIO STESSO VEGLIA SULLE SUE CREATURE CHE NASCONO.

(L’istinto e la ragione: i due volti dell’intelligenza)

LA RESPONSABILITA’ DEI PROPRI ATTI.

– Questa teoria non distrugge affatto la funzione degli Spiriti protettori, il cui concorso è un fatto acquisito e provato dall’esperienza: ma bisogna osservare che l’azione di questi è essenzialmente individuale, si modifica secondo le qualità del proprio protetto, e non ha mai l’uniformità e la generalità dell’istinto. Dio, nella sua saggezza, guida Egli stesso i ciechi. Ma affida a intelligenze libere il compito di guidare i vedenti. Per lasciare a ciascuno la responsabilità dei propri atti. La missione degli Spiriti Protettori è un dovere che Essi accettano volontariamente. E che è per loro un mezzo d’avanzamento, a seconda del modo in cui l’eseguono.

(L’istinto e la ragione: i due volti dell’intelligenza)

SUPREMA BONTA’ E SUPREMA GIUSTIZIA.

– Tutti questi modi di considerare l’istinto sono necessariamente ipotetici, e nessuno ha un sufficiente carattere di autenticità per venire presentato come soluzione definitiva. Un giorno il problema verrà certamente risolto, quando si saranno riuniti gli elementi di osservazione ancora mancanti. Fino a quel momento, ci si deve limitare e sottoporre le diverse opinioni al vaglio della ragione e della logica. E attendere che si faccia la luce. La soluzione che più si avvicina alla verità sarà necessariamente quella che meglio corrisponde agli attributi di Dio. Cioè alla suprema bontà e alla suprema giustizia..

– Poichè l’istinto è la guida, e le passioni sono competenza delle anime nel primo periodo del loro sviluppo, talvolta si confondono nei loro effetti. Vi sono tuttavia, tra questi due principi, differenze che è necessario considerare. l’istinto è una guida sicura, sempre buona. A un dato momento può diventare inutile, mai nociva. Si indebolisce a causa della preponderanza dell’intelligenza. Le passioni, nell’infanzia dell’anima, hanno una cosa in comune con l’istinto. Sollecitano gli esseri con una forza egualmente inconscia. Le passioni nascono dalle necessità della materia, e tengono più all’organismo che all’istinto.

(L’istinto e la ragione: i due volti dell’intelligenza).

IL SENSO MORALE.

Ciò che soprattutto le distingue da quest’ultimo, è il fatto che sono individuali e non producono, come l’istinto, effetti generali e uniformi. Al contrario, variano di intensità e di natura secondo gli individui. Sono utili come stimolanti, fino allo schiudersi del senso morale. Che di un essere passivo fa un essere ragionevole; in quel momento, esse diventano non soltanto inutili. Ma nocive al progresso dello Spirito, di cui ritardano la dematerializzazione e si indeboliscono con lo svilupparsi della ragione.

l’uomo che agisse costantemente secondo il solo istinto potrebbe essere buono, ma lascerebbe dormire la propria intelligenza. Sarebbe come il bambino che non lasciasse le dande e non sapesse servirsi delle proprie membra. Colui che non domina le proprie passioni può essere molto intelligente, e nello stesso tempo molto malvagio. l’istinto si annulla da sé; le passioni si domano soltanto con lo sforzo di volontà.

L’intelligenza si rivela per mezzo di atti volontari, meditati, ragionati, combinati, a seconda dell’opportunità delle circostanze. È incontestabilmente un attributo dell’anima.

Ogni atto meccanico è istintivo: quello che denota la riflessione, la combinazione , la deliberazione, è intelligente. L’uno è libero, l’altro non lo è. l’istinto è guida sicura, che non inganna mai. L’intelligenza, per il fatto stesso di essere libera, è talvolta soggetta ad errori.

Dal libro: Genesi

di Allan Kardec.

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