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FILOSOFIA

L’illusione dell’apparenza: oltre il Velo di Maya.

Arthur Schopenhauer , il filosofo tedesco, ha scritto nel suo libro “ Il mondo come volontà e rappresentazione” : I Veda e i Purana non hanno similitudine di un sogno per l’intera conoscenza del mondo reale che chiamiamo ‘ Velo di Maya‘- L’illusione dell’apparenza..

“La Realtà è dietro un Velo. Il mondo visibile è solo apparenza, illusione. Nulla a ben guardare ci garantisce che quanto esiste o accade non sia un mero sogno….” A. S.

Schopenhauer continua dimostrando che, fisicamente, non conosciamo un Sole o una Terra, ma solo un occhio che vede il Sole e una mano che tocca la Terra. Le nostre concezioni del Sole e della Terra sono nella migliore delle ipotesi solo di seconda mano,e, secondo la Teosofia, sono ancora più lontane di come ci appaiono. La teosofia parla dei sette principi dell’uomo, ognuno dei quali è uno strato di sostanza cosmica. Tra questi strati si trovano i centri di coscienza dell’uomo, dal più basso al più alto. I livelli più bassi della nostra coscienza sono i più lontani dalla realtà. I livelli più alti partecipano a quell’essenza universale, che per noi, dal nostro punto di vista umano, è la realtà stessa. E tutti questi principi, veicoli e organi che ci dividono dalla realtà, costituiscono l’illusione dell’apparenza

La parola sanscrita Maya, tradotta approssimativamente, significa “illusione” e la dottrina di Maya si riferisce alla natura illusoria del mondo in cui viviamo. Quale è la forma di illusione che la Teosofia postula intorno alla nostra vita quotidiana? E’ l’illusione come un miraggio nel deserto, quando si vede qualcosa che non è affatto nelle vicinanze? E’ qualcosa che solo immaginiamo, ma che non avviene affatto? Abbiamo solo immaginato o ci siamo illusi che quella determinata persona potesse essere un angelo d’amore e di bontà o lo è davvero? I mass media ci raccontano tutta la verità o una realtà distorta fatta passare per realtà effettiva?

Un esempio Maya viene fornito così: stai camminando nel crepuscolo e improvvisamente vedi quello che sembra essere un serpente sul tuo cammino. Dopo essere saltato al lato, scopri con tuo grande sollievo, che è solo un pezzo di corda. La corda era lì; era abbastanza reale come un pezzo di corda, ma la tua ottica illusoria te lo ha fatto vedere come un serpente, quindi Maya.

L’illusione dell’apparenza; oltre il velo di Maya).

ALLA RICERCA DEL NIRVANA.

Due corsi sono aperti per noi. Possiamo dire che non esiste un modello di destino, che non c’è uno scopo nella vita, oppure possiamo dire che esiste uno scopo e sta a noi trovarlo. L’umanità materialista in genere segue la prima opzione.

L’opinione ortodossa afferma che il caso, non la giustizia, non la legge naturale, governa le nostre vite. E che la vita ha poco o nessuno scopo oltre a reprimere il nostro ego e la volontà di vivere. Da questa concezione nasce il quadro che Schopenhauer dipinge nella quarta sezione del libro “ Homo homini lupus” lui chiama l’immagine, un raccapricciante panorama delle prigioni, delle camere di tortura, dei canili degli schiavi, dei campi di battaglia e dei luoghi delle esecuzioni. s

Sufficiente a far fermare tutti prima di accettare queste cose come la vera sorte umana. Nella sua illusione di separatività , l’uomo cerca il proprio benessere anche a spese del prossimo…

Ecco il danno del materialismo ossia, l’egoismo sfrenato, i senza Dio, senza domani, senza una fede, cercano tutto per sé calpestando il fratello più debole; non sanno il male che stanno facendo a se stessi non al danneggiato, che pur rimanendo ai margini, è al primo posto nella mensa di Dio, dell’eternità. Ma i piaceri che il materialista ottiene in questo modo sono solo illusori e vani, dice il filosofo tedesco. Il desiderio per loro è una sorta di dolore, il conseguimento genera sazietà, il possesso toglie il fascino e non resta che noia, noia , noia. “ l’uomo malvagio, per la veemenza della sua volontà, soffre un dolore interiore divorante”.

 

ABNEGAZIONE E RASSAGNAZIONE, PER SCHOPENAHAUER

Questa è davvero una prospettiva pessimistica per il trasgressore, e dovremmo immaginare che di fronte a tale esperienza dovrebbe presto riformarsi interiormente. Forse nel corso completo dell’evoluzione, tra molti eoni da ora, questo effetto avverrà, ma non è che accade dall’oggi al domani su larga scala, a giudicare dai nostri libri di storia.

Il rimedio di Schopenhauer è l‘abnegazione e la rassegnazione – gli spiritualisti direbbero “accettazione” che è un po’ diverso da “rassegnazione”… accettare le prove della vita che lo Spirito stesso ha scelto nel momento dell’incarnazione per purificarsi e pagare il “debito”, con serenità e piena consapevolezza che tutto ciò che accade e che ci sembra negativo in realtà è per il nostro massimo bene. Quindi, ritornando al nostro amico filosofo, rassegnazione, sottomissione dei desideri e la conquista della volontà. I momenti in cui, liberati dall’ardente sforzo di volontà, sembriamo emergere dalla pesante atmosfera terrestre, sono i più felici che sperimentiamo. Schopenhauer nella ricerca della realtà dietro le apparenze, oltre l’illusione dell’apparenza, negherebbe del tutto quelle apparenze e cercherebbe direttamente il Nirvana, la beatitudine totale e l’oblio dei questo mondo.

( L’illusione dell’apparenza; oltre il velo di Maya)

LA TRAPPOLA DELL’EGOISMO DIETRO AL NIRVANA.

L’abnegazione e la rassegnazione, la sottomissione dei desideri e la conquista della volontà, questi rimedi che Schopenhauer prescrive, possono anche nutrire gigantesche erbacce in sé, se il motivo dietro di loro è il raggiungimento della beatitudine per se stessi soltanto. Questo è il sentiero dei Pratyeka Buddha, quegli Esseri altamente spirituali che, raggiungendo la perfezione, voltano le spalle all’umanità ed entrano nella beatitudine nirvanica.

La Teosofia e gran parte della dottrina spiritualista, non cessa la sua cura per l’umanità, non di meno fa l’Ordine dei Buddha della Compassione, quegli Esseri altamente spirituali che hanno rinunciato alla loro perfezione per rimanere dentro il velo di Maya per istruite ed illuminare l’umanità orfana. Di tanto in tanto inviano i loro messaggeri e il mondo conosce un Gesù, un Buddha, un Sankaracharya o un Lao-tze.

Gesù ha detto: Beati i poveri in spirito; beati i miti; ama i tuoi nemici; fai del bene a coloro che ti odiano- ma noi del mondo scopriamo che i mansueti vengono ignorati, che gli umili non raggiungono l’eminenza, che i poveri in spirito non emuleranno Cesare, Napoleone né il cosiddetto Alessandro Magno. Tuttavia, dice la Teosofia, solo con l’umiltà si può entrare in comunione con la Natura e iniziare ad amare le sue umili creature. Solo nella dolcezza l’individualità risplende attraverso la maschera della personalità. Solo padroneggiando le passioni e i desideri l’anima dell’uomo può iniziare a vedere attraverso il “Velo di Maya, attraverso questo sedimento nelle fiale della vita.

( ‘illusione dell’apparenza; oltre il velo di Maya)

CONCEDERE I DIRITTI ALLA PERSONALITA’.

HP Blavatsky è stata attenta a sottolineare nel suo libro “La chiave della Teosofia” che il sacrificio indiscriminato di sé è sbagliato. Noi stessi, le nostre personalità, abbiamo i nostri diritti. i diritti della personalità, la nostra parte nello schema delle cose, e solo quando questo diritto si scontra con il benessere generale degli uomini, è bene e appropriato sacrificarlo. IL PRIMO passo sul percorso è vivere a beneficio dell’umanità.

Quindi, valutando le idee di Schopenhauer, possiamo ancora immaginare difetti nella sua filosofia di vita. Al di là del male e delle lotte del mondo sbocciano davvero fiori di perfezione, ma nel cercarli non c’è bisogno di distruggere il fiore fisico, petalo dopo petalo, foglia dopo foglia. Tale pratica, per strana inversione, emulerebbe il materialista che cerca di trovare l’anima con bisturi e microscopio. La miseria che Schopenhauer adora, e che senza dubbio esiste in questo nostro mondo oscuro, è un’ombra proiettata dalla sua realtà, la gioia, proprio come la lussuria è l’ombra dell’amore. Da dove viene quest’ombra? E’ proiettata dall’uomo e solo l’uomo può brandirla.

L’ETA’ DEL’ORO O KALI-YUGA.

L’uomo ha avuto la sua età dell’oro e risorgerà per vederla di nuovo, perchè è ancora lì. Questa età oscura, questo Kali-yuga, non è che un velo che nasconde il Sole eterno ai nostri occhi. Siamo noi stessi che neghiamo il Sole; noi stessi che ci accechiamo ai suoi raggi. “ Mai lo Spirito non è stato, lo Spirito cesserà di essere mai” . Non è necessario abiurare il mondo per trovare la realtà. La realtà è lì nei volti dei nostri simili, per quanto possa essere accigliata e nascosta. Il più piccolo dei nostri fratelli, potremmo guardarlo bene è un dio, radioso e splendente. Ebbene, i miti e le leggende di questo mondo potrebbero gridarci questo fatto! Il mostro si trasforma in una principessa delle fate quando appare il vero eroe. Era sempre stata una principessa delle fate ma noi nella nostra cecità la prendevamo per un mostro.

Da dove viene questa cecità? E’ una malattia che si è abbattuta sull’uomo per una sola causa: la disumanità dell’uomo.

Due forze sono all’opera per curare la cefità spirituale dell’uomo. Uno è il lento processo di evoluzione, delle lezioni apprese dalla retribuzione karmica in molte reincarnazioni sulla Terra. Le cose che evolvono più lentamente sulla Terra sono le rocce, ma anche queste stanno incominciando a spingere l’uomo in avanti. Secondo la Teosofia la Terra ha superato la sua densità più accentuata e sta diventando eterica; gli elementi più grossolani come l’uranio si stanno disgregando e a manifestare ciò che noi siamo arrivati a conoscere come “energia atomica”.

 

LE NUOVE VIBRAZIONI DEL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE.

Verrà il tempo in cui anche la materia meno grossolana che costituisce la carne degli animali inferiori non esisterà più e questi animali si estingueranno. Naturalmente stiamo parlando di tempi geologici. Più tardi, molto più tardi non ci sarà più materia adatta sulla Terra per comporre la nostra carne umana, come la conosciamo. Quelli tra gli uomini che in quella data non hanno evoluto la loro natura in concomitanza con le nuove vibrazioni del campo magnetico terrestre, cioè che non sono diventati spirituali – e quando dico spirituale , non a parole ma nel sentire interiore, – subiranno il processo della “seconda morte”. Entreranno in ciò che la Teosofia chiama “Pralaya” intervallo tra due età planetarie della vita; dovranno ricominciare tutto daccapo nel prossimo grande ciclo di vita.

La seconda forza all’opera tra gli uomini è quella alla quale i teosofi possono prendere parte. È un’accensione della Luce nel cuore degli uomini. La Teosofia può svolgere una parte infinitesimale nel processo, e può sapere che è sostenuta dalle menti più grandi che l’umanità ha prodotto, e lo sforzo è sostenuto dall’Alto – la ricerca più nobile a cui l’uomo può dedicare se stesso.

( L’illusione dell’apparenza: oltre il velo di Maya).

……Nondimeno tutte le cose conosciute sono relativamente reali, perché anche il conoscitore stesso è pure un riflesso, e le cose conosciute sono quindi tanto reali quanto se stesso. Qualunque sia la realtà che le cose posseggono, dobbiamo cercarle in essa prima o dopo che abbiamo attraversato come un lampo il mondo materiale, poiché non siamo capaci di esserne consapevoli direttamente fino a che possediamo dei sensi, che portano nel campo della nostra coscienza, le cose appartenenti a quel determinato piano sono, per il momento, come noi stessi, le nostre uniche realtà.

Ma, innalzandoci gradatamente sulla scala del progresso, percepiamo che negli stadi attraversati abbiamo scambiato delle ombre per realtà; e che il progresso ascendente dell’Ego consiste in una serie di risvegli progressivi, ognuno dei quali porta in sé l’idea che adesso abbiamo finalmente raggiunto la “realtà”. Ma soltanto quando avremo raggiunto la Coscienza Assoluta e avremo fuso in essa la nostra, saremo liberi dalla Illusione dell’apparenza, l’illusione prodotta da Maya…..” (Cosmogenesi- stanza I)

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