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ANTROPOLOGIA

Il gatto nella storia tra mito e simbologia.

Selvaggio per natura, il gatto accompagna l’uomo da millenni. Con la sua innata eleganza e l’istinto acuto, il gatto nella storia si districa tra mito e simbologia. Poiché spesso associato alla stregoneria (bianca e nera), rappresenta in molte culture la buona fortuna. Ma, Ahimè, ancora oggi purtroppo persiste la triste credenza del gatto nero che porti mala sorte. Una sciocchezza simile nel ventunesimo secolo non è assolutamente accettabile.

Per contro gli inglesi affiancano il gatto nero alla fortuna in amore e negli affetti. Chi ospita un gatto nero   in casa sarà sempre amato e non conoscerà problemi sentimentali o relazionali. Questo sì che è un bel pensare!! non credete?

(Il gatto nella storia tra mito e simbologia)

I BENEFICI RECIPROCI TRA GATTO E UOMO.

La storia di esseri umani e gatti esiste da quasi 10.000 anni. A differenza dei cani, non sono stati addomesticati di proposito da noi, hanno iniziato a convivere con noi. In una sorta di partnership che si è sviluppata naturalmente grazie ai benefici reciproci che le specie hanno osservato.

Per i gatti, le scorte di cibo erano una fonte affidabile di caccia e gli esseri umani hanno ottenuto un controllo efficiente dei parassiti.

(Il gatto nella storia tra mito e simbologia)

SACRO PER ALCUNI POPOLI.

Una civiltà chi li ha resi particolarmente popolari è stata l’Egitto: il gatto era ed è sacro per gli Egizi. Associati alla dea Iside e Bastet, i gatti erano amatissimi e venerati. Ucciderli era assolutamente proibito. E quando il gatto di una famiglia moriva, veniva portato nella città santa di Bubastis per essere imbalsamato e sepolto in un sarcofago speciale.

Nella mitologia norrena, i gatti erano spesso associati alla dea Freya. Questa aveva due gatti grigi che combattevano al suo fianco e tiravano il suo carro. Per ottenere protezione per lei e per i gatti, i contadini lasciavano spesso ciotole di latte per i gatti.

In Giappone, Maneki Neko è una figura che porta fortuna al suo proprietario. È un gattino bianco con la zampa destra sollevata. Le versioni più moderne dell’amuleto contemplano il movimento di questa zampa, invitando spesso i clienti a entrare nei negozi.

Fino ad oggi i gatti sono visti come esseri pieni di spiritualità. Si ritiene che siano in grado di eliminare l’energia negativa da un ambiente e persino di allontanare spiriti male intenzionati.( vedi anche l’articolo: l’affascinante mondo dei gatti)

(Il gatto nella storia tra mito e simbologia)

DA ANIMALE SACRO A DEMONE.

Tuttavia, proprio come c’erano persone che amavano e idolatravano i gatti, c’erano ( e ci sono ancora) persone che li ripudiavano. Si passava dal considerare il gatto da animale sacro a demone. In Europa, durante la caccia alle streghe, a questi animali si attribuiva il ruolo di spirito malvagio o demone , amico e collaboratore delle streghe. E i gatti neri erano i più perseguitati.

Il pregiudizio contro i gatti domestici è già iniziato nell’Antica Grecia. Secondo la mitologia, la Dea Era ha trasformato il suo servo in un gatto nero. Perchè ha interrotto i piani della dea per impedire la nascita di Ercole, il figlio di Zeus. Questo servo divenne poi un assistente di Ecate la dea della stregoneria.

IL MITO DEL GATTO NERO

Durante la colonizzazione degli Stati Uniti, i pellegrini credevano che le streghe fossero in grado di trasformarsi in un gatto nero. In questo modo, sarebbero stati in grado di intrufolarsi nelle case delle persone. Quindi lanciare incantesimi e andarsene senza che nessuno se ne accorgesse. Come si evince da ciò, è l’evoluzione del pensiero umano che fa passare il concetto di animale sacro a demone.

Da quel momento in poi, divenne popolare la convinzione che se un gatto nero ti attraversa la strada mentre cammini è sinonimo di sfortuna. A mio avviso è sinonimo di stupidità per chi crede in queste stupide superstizioni.

In Giappone i gatti neri sono un segno di fortuna in amore ( come anche in Inghilterra)) e ricevere un gatto nero in casa come regalo di nozze è un segno di fortuna della vita di coppia. In Francia, incrociare un gatto nero significa stare in attesa che accadano cose magiche.

Anche nel Regno Unito, i marinai credevano che il gatto nero portasse fortuna e sicurezza alla navigazione. Era segno di sfortuna se abbandonava la nave. Come garanzia, molte mogli dei marinai tenevano un gatto nero a casa in modo che i loro mariti potessero tornare sani e salvi.

Purtroppo il mito del gatto nero che porta sfortuna è così forte che ancora oggi sono i meno adottati nei rifugi degli animali. Alcuni di questi rifugi evitano persino di donare gattini neri durante Halloween , poiché alcune soggetti veramente demoniaci li usano per rituali sacrificali.

La verità è che avere uno o più gatti in casa significa convivere con un animale ancora molto legato alle sue radici selvagge. Quindi molto intimo con la vera essenza della Natura. Geneticamente sono molto vicini ai grandi felini. E chi non vorrebbe una piccola pantera, tigre o leoncino che fa le fusa sulle sue ginocchia mentre legge un libro?

( Il gatto nella storia tra mito e simbologia)

SCRITTORI CHE AMANO I GATTI.

Molti sono gli scrittori che amano i gatti e che hanno vissuto e vivono in compagnia di un micetto. Alcuni nomi dei più noti sono Ernest Hemingway, Mark Twain, Alexandre Dumas, Charles Dickens, Gillian Flinn, Lord Byron e Martaret Atwood.

La famiglia di scrittori “darkside” non è diversa. Vediamo alcuni autori che apprezzano la compagnia dei gatti.

EDGAR ALLAN POE

Uno dei nomi più famosi della letteratura “noir” Edgar Allan Poe. Lui e sua moglie Virginia avevano un gatto di nome Caterina. Che lo accompagnava mentre scriveva i suoi romanzi. Dicono che sia stato fonte di ispirazione per alcune storie come “il gatto nero”.

NEIL GAIMAN

I gatti hanno sempre fatto parte della vita di Neil Gaiman, che lo ha sempre reso noto al suo pubblico. Lui ha diversi gatti in casa, alcuni dei quali vivono fino a tarda età. Non per niente i felini compaiono nei suoi scritti.

JOICE CAROL OATES.

La passione per i gatti è molto grande che l’autore ha curato un libro intitolato “il gatto sofisticato”: una raccolta di storie, poesie e vari testi sui gatti. Oltre ad altri titoli a loro dedicati. Inoltre Joice Carol Oates non nasconde l’importanza dei gatti nella sua vita e nella sua carriera di scrittrice: “Scrivo così tanto perchè il mio gatto è sulle mie ginocchia. Lei fa le fusa e poi non voglio alzarmi”.

Citiamo altri scrittori famosi amanti dei gatti come Stephen e Tabitha King, Catlin Dougthy, Kerry Maniscalco. Ma tanti e tanti altri che allietano la loro vocazione artistica con questi adorabili creature mistiche e magiche.

(Il gatto nella storia tra mito e simbologia)

IL GATTO NELL’ANTICO EGITTO.

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il gatto nell’antico Egitto

Come già sopra accennato, il gatto nell’antico Egitto era considerato animale sacro. Quando si contemplano i geroglifici realizzati da questo popolo, sono molti gli omaggi ai felini. Dalle statue gigantesche ai gioielli più raffinati. Ma perchè i gatti hanno avuto un ruolo così importante in questa cultura? Gli antichi egizi mummificavano i gatti e persino hanno creato il primo cimitero per animali domestici conosciuto al mondo. Un luogo di quasi 2000 anni che ospita gatti che indossavano straordinari collari e ornamenti di ferro.

Questa passione per i gatti era così grande che, secondo lo storico greco Erodoto, gli Egizi si rasavano persino le sopracciglia quando moriva un gatto della famiglia. Questo era un modo per rispettare la memoria dell’animale.

Secondo il portale ‘Live Science’, gran parte di questa passione per i gatti è dovuta al fatto che gli antichi Egizi credevano che i loro dei e governanti avessero qualità feline.

(Il gatto nella storia tra mito e simbologia).

LA GRANDE SFINGE DI GIZA.

I gatti erano visti come dotati di una dualità di temperamenti desiderabili: da un lato possono essere protettivi, leali e affettivi. Ma dall’altro possono essere combattivi, indipendenti e feroci. Per gli antichi Egizi, queste caratteristiche dotavano i gatti come creature speciali, degne di attenzione. Il che potrebbe spiegare la costruzione di statue feline. Un esempio di questo è la Grande Sfinge di Giza, un monumento lungo 73 metri. Che ha il volto di un uomo e il corpo di un leone.

Questo è forse l’esempio più famoso di tal monumento così imponente, anche se gli storici non sanno esattamente perché gli Egiziani si siano presi la briga di costruirlo.

DIVINITA’ PROTETTIVA.

Allo stesso modo, la potente dea Sakhmet era raffigurata con la testa di un leone su un corpo di donna. Questo era noto come una divinità protettiva, specialmente durante i periodi di transizione, come l’alba e il tramonto. I gatti erano anche ammirati per la loro capacità di cacciare i topi e i serpenti. Il gatto era così adorato come divinità protettiva che gli Egizi battezzavano o soprannominavano i loro figli con il nome di Mitt. Che significa gatto. Questo secondo l’university College di Londra.

Non è chiaro quando i gatti abbiano iniziato ad essere addomesticati in Egitto, ma gli archeologi hanno trovato tombe feline risalenti al 3800 a.C. Per onorare questi stimati animali, famiglie benestanti li vestivano di gioielli e li nutrivano con prelibatezze reali. Quando i gatti morivano, venivano mummificati.

I GATTI NELL’ARTE EGIZIA.

E’ possibile notare i gatti nell’arte egizia del tempo venivano rappresentati in molte statue e dipinti, non solo gatti ma tutti i tipi di felini. I gatti in Egitto erano così venerati che coloro che li uccidevano, anche per sbaglio, venivano condannati a morte. Una curiosità è che, secondo la mitologia egizia, divinità e dee avevano il potere di trasformarsi in animali diversi. Solo una divinità, Bastet, che rappresentava la fertilità, la vita domestica, la musica, la danza, aveva il potere di diventare un gatto.

Tutti i felini domestici oggi provengono dal gatto selvatico d’Oriente, che ha generato le razze oggi conosciute. La razza “Mau” egiziana è un esempio. Nonostante sia un incrocio recente, il Mau egiziano è nato da due gatti portati dall’Egitto.

Gli Egiziani non sapevano che, alla fine dell’età antica, sarebbe iniziato il Medioevo. E ciò fu terribile per i gatti. Con la diffusione della peste nera, la popolazione iniziò ad uccidere i gatti. Pensando che questo avrebbe posto fine alla malattia.  Di conseguenza, i ratti infettati dalla pulce proliferarono, aumentando così il contagio.

Purtroppo ancora oggi i gatti sono vittime di pregiudizio ( laddove c’è  una grande ignoranza). Sappiamo però che tutti i gatti devono essere amati e rispettati,  a prescindere dalla razza. (Anzi non esistono razze, ma solo creature bellissime nella loro propria unicità). E per questo prendiamo esempio dagli antichi Egizi che avevano percepito tutto il fascino e la regalità di questi splendidi animali.

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