SPIRITUALITA'

GESU’ UOMO E DIO. RAGGIO CRISTICO.

Le Resurrezioni e le Guarigioni che nei primi tempi, ininterrottamente, portavano alla ribalta dell’opinione pubblica il Gesù/Uomo e Dio Dio raggio cristico non erano scelte a caso, ma rappresentavano un movimento di Legge preordinato.

Quelli che voi chiamate i miracolati erano quantità umane, individualità umane giunte al punto di avere meritato l’intervento della Legge ( intervento sul Karma), la misericordia, il soccorso e talora il premio della Legge.

La parte miracolistica di Gesù rimane pertanto limitata e dobbiamo considerarla ben piccola di fronte alla potenza offerta dalla creazione tutta. La trasformazione dell’acqua in vino, la risurrezione di Lazzaro. La moltiplicazione dei pani sono moti che ancor oggi, medianicamente, si possono ottenere. La ricostruzione di un essere già deceduto, per volontà di Legge con la stessa facilità con la quale la operò Gesù. Sempre però che si sia sorpassato il punto dell’inquinamento animico. E si sia in possesso di quel piccolo granello di senape che si chiama “fede viva”, col quale spostereste il monte.

La parte cristica miracolistica è ben poca di fronte alla parte umana. È la parte umana che ha distrutto la Legge prima, la legge del Sinai. La parte umana che ha creato, che ha fondato nel Regno dell’Amore. Percorrendo il quale l’umanità dovrà raggiungere l’espiazione assoluta. E conquistarsi nuovamente il posto perduto quassù.

(Gesù Uomo e Dio. Raggio Cristico).

 

L’UNIGENITO GESU’CRISTO.

 

 

DISCESE dall’Infinito il Raggio cristico Unigenito Gesù Cristo. Egli portò con sé la Luce del Padre, Egli è Sole perché Raggio del Sole dei soli. Egli portò con sé l’amore del Padre. L’Amore è semente ed il Suo Sole, la Sua Luce, il Suo Calore faranno germogliare la Semente. Egli portò l’Umiltà del Padre, perché il Padre stesso è la Sapienza. E l’Umiltà è Sapienza e risanerà le genti e vincerà i nemici nel nome di questa umiltà e di questo Amore.

Superba missione nel tempo, il cui significato sfuggì e sfugge ad ogni analisi ad ogni indagine. In quanto l’umanità confonde troppo facilmente la figura del Cristo con la figura di Gesù. E confonde la figura potenziale dell’unigenito con la Divinità Assoluta.

E perciò necessario coordinare, sia pure limitatamente, i vari concetti, affinché, parlando in semplicità. Evitando la parabola, anche i tardi possano risentire il beneficio della fiamma. Che dal raggio cristico si sprigiona ed il cui calore fece sciogliere gran parte del ghiaccio dell’umanità. E che ogni ghiaccio distruggerà trasformandolo in fuoco.

(Gesù Uomo e Dio. Raggio Cristico)

LA TRINITA’

l’Unigenito discese come “Unità” portando però, necessariamente, in Sè gli attributi del Padre, cioè quella Trinità della quale già si parlò. Ma lungo il cammino nel tempo questa figura di Redentore, di Rinunciatario, di Benefattore. Questa sublime, ineguagliabile immagine si scinde, affinché sia più facile interpretare l’Opera da parte delle moltitudini. Ecco il Gesù, che compie opera “umana” ed è soggetto ad “umani” movimenti. Ed ecco il Cristo come potenzialità e nella sostanzialità del Divino. Operare ed ammaestrare in “Potenza”, in “Sostanza”. I due movimenti proseguono congiunti. Così come congiunto indissolubilmente era nel tempo il binomio Cristo/Signore.

IL CONTATTO DEL CRISTO CON L’UMANITA’

“ Questo è il Figliuol Mio nel quale Io Mi compiaccio e che oggi ho generato”. L’espressione del Padre rivela la discesa dell’Unigenito e stabilisce due punti sostanziali di partenza per fissare, sia la caratteristica della “manifestazione” Gesù e “Cristo”. sia soprattutto la presenza costante del contatto del Cristo con l’umanità.

“Questo è il Figliuol mio nel Quale Io Mi compiaccio”. Non “del Quale”, non manifestazione di soddisfazione per un parto riuscito. Ma “Nel Quale” Io Mi compiaccio, Io Mi rispecchio, Nel Quale IO Stesso Mi sono plasmato. “Mi compiaccio” cioè, Mi vedo, Mi riconosco per Potenza, per Sapienza, per Amore.

“Che oggi ho generato”, cioè ogni qual volta l’umanità o il singolo entra nella Luce attraverso l’opera, attraverso la fede, attraverso l’amore, che fa? Risuscita la Manifestazione Amore, genera, cioè nel Tempo una nuova manifestazione Amore. La quale, avendo le prerogative di Divinità, acquista l’aspetto, la fatturazione di quel Raggio della Divinità. Che discese nel Tempo per ammaestrare gli umani.

Evidentemente, quando l’Umanità porta il suo pensiero verso l’Unigenito, lo porta fulmineamente verso il Divin Genitore che nel Figlio Suo si compiace, Figlio, quindi che fa parte del Genitore che si compiacque manifestarsi così agli uomini; né ciò potrebbe essere diversamente se il Padre si compiace di riconoscere all’Unigenito le stesse proprie prerogative, cioè l’esistenza da sempre.

Per contro l’umanità chiude l’Unigenito in simulacri ed icone, dona cioè un volto alla Divinità che, non possedendo materia, non può possedere volto. Che la Divinità non possedesse materia lo conferma Giovanni, il prediletto fra gli Apostoli che posò il proprio capo sul Divin seno dell’Unigenito. Disse Giovanni ai Dodici: “ Sentivo il battito di un cuore. Sentivo il calore di una carne e sentivo il gelo della pietra. E quando Lo toccavo, toccavo il vuoto e ciò mentre Egli era fra di noi. Mentre Egli a noi parlava del Mistero Divino”.

(Gesù Uomo e Dio. Raggio Cristico ).

SI PUO’ RAFFIGURARE IL VOLTO DELLA DIVINITA’?

Fatturazione, quindi, potenziale, non condensazione di energie. Allora perché imporre un volto ed una espressione a Colui che in Se Stesso assomma l’Umanità tutta? Il Suo volto doveva esprimere le sensazioni di tutti i volti dell’umanità. Ma soprattutto doveva possedere la inconfondibile impronta di Dolcezza e di Amore. Come potremmo, dome dovremmo allora noi raffigurare il volto della Divinità?

Raffiguro il volto dell’Unigenito nella forma del triangolo perfetto racchiudente in sé gli infiniti triangoli potenziali dell’Umanità. Il triangolo perfetto ha per vertici i Soli che indicano la Via da seguire. L’Assoluto Amore, la Sapienza e la Potenza; l’Amore ha in sé stesso la Giustizia. Entro questo triangolo, i triangoli potenziali dell’umanità lasciano la propria impronta. O non piuttosto ricevono essi l’impronta dal Triangolo che li accoglie e raccoglie? Sì, l’impronta è, come già dissi, in ognuno di voi, è l’anima. Lo Spirito deve cercare di sublimarsi non per giungere a sovrapporsi al triangolo perfetto. Ma per collimare in potenza con le energie dal Triangolo emesse, donde deriva la necessità per l’Umanità. Di giungere ad una radiazione “amore” tale da poter essere equivalente nel tempo, nel finito, alla radiazione Amore lasciata dal Cristo sulla Terra.

l’Anima, la Scintilla è in voi. Il Padre si compiace nel Figlio. Fate che il Figlio abbia a compiacersi dei fratelli. Egli discese per offrirSi in olocausto a voi. ben sapendo che gli umani lo avrebbero torturato e crocifisso ed attendeva la rinascita. La risurrezione per parlarvi di glorificazione, di Meta raggiunta: consummatum est. Fate di risorgere prima non della crocifissione ma della morte di materia. Prima del trapasso, poiché neppure per voi vi è morte. Voi pure possedete l’impronta dell’Eterno, possedete l’immortalità dell’Eterno, ma questa impronta l’avete seppellita. Le passioni, gli arbitri, gli appetiti hanno formato un sepolcro. Nel quale avete seppellita, chiusa la SCINTILLA che l’Eterno vi ha donata. Scoperchiate voi pure i sepolcri, risuscitate! Questo da sempre disse l’Eterno, questo predicò il Figliol Suo diletto, questo Io ripeto. Non disperdete la Sapienza che vi è elargita.

TRATTO DAL LIBRO DI DETTATI MEDIANCI.

“Scintille dall’Infinito”.

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